Pubblicato il: 28/05/2026 – 21:31
Il caso esplode sui social e diventa subito terreno di scontro. Mario Sechi non è più il direttore di “Libero” e annuncia la sua rimozione con un post durissimo su X, chiamando direttamente in causa l’editore Antonio Angelucci. «Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti», ha scritto il giornalista, collegando così l’uscita dalla guida del quotidiano alla misura di tutela disposta nei suoi confronti dopo alcune minacce ricevute. Secondo quanto emerso, Sechi sarebbe stato destinatario di intimidazioni da parte di ambienti anarco-insurrezionalisti per alcuni editoriali pubblicati dopo la morte, avvenuta lo scorso marzo nel parco degli Acquedotti a Roma, di due anarchici, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, appartenenti all’area vicina ad Alfredo Cospito.
La replica: «Non è stato licenziato per la scorta»
Alla versione fornita da Sechi è arrivata però una replica netta da fonti vicine alla società editrice di “Libero”, che all’Adnkronos definiscono la ricostruzione del giornalista «strumentale». Secondo queste fonti, Sechi avrebbe collegato la richiesta di lasciare la direzione del quotidiano alla circostanza di essere finito sotto scorta, ma la misura di protezione sarebbe stata disposta «già da circa tre settimane». Per questo, viene osservato, il richiamo fatto oggi alle minacce ricevute avrebbe «il solo effetto di presentare la vicenda come una ritorsione personale». Le stesse fonti precisano inoltre che Sechi non sarebbe stato licenziato direttamente da Angelucci, ma sollevato dall’incarico nell’ambito delle decisioni editoriali del quotidiano, decisioni legate anche, secondo quanto si apprende, «all’insoddisfacente numero di copie vendute». Il direttore, sempre secondo questa ricostruzione, sarebbe stato informato della scelta già da diverse settimane.










