In Appello 31 condanne per i narcos dei clan della Locride e crotonesi coinvolti nel processo Aspromonte Emiliano
CROTONE – Pene per quasi quattro secoli di reclusione. La Corte d’Appello di Bologna ha confermato l’impianto della sentenza con cui nel novembre 2024 furono inflitte condanne a 31 imputati nel processo scaturito dall’inchiesta che portò all’operazione “Aspromonte Emiliano”. È il processo scaturito dall’inchiesta che nel maggio 2023 portò a una maxi operazione con cui la Guardia di finanza e la Dda di Bologna disarticolarono inedite sinergie criminali nel narcotraffico internazionale tra cosche della Locride e personaggi vicini ai clan del Crotonese. I giudici hanno confermato in toto 28 condanne, accogliendo la richiesta della Procura generale. Ne hanno ritoccate soltanto tre, di cui due in seguito a concordati. Così la pena per Giovanni Generoso, di Cutro, scende da 7 a 6 anni e quella per il petilino Rosario Costanzo passa da 8 a 6 anni. Mentre la pena per il romano Massimiliano Masi è rideterminata da 10 anni a 9 anni e 10 mesi.
SINERGIE TRA CLAN DELLA LOCRIDE E CROTONESI
Il nucleo della sentenza di primo grado resta intatto. Significativo che le pene più alte, a 20 anni di reclusione ciascuno, siano state quelle disposte per il presunto vertice dell’organizzazione, l’ex super latitante Giuseppe Romeo, della nota famiglia mafiosa detta “Staccu” di San Luca, e per il petilino Pietro Costanzo, che avrebbe svolto un ruolo primissimo piano dopo l’arresto del capo. L’emblema di quelle sinergie criminali sono rappresentate da lingotti d’oro puro. I proventi della droga venivano investiti, infatti, anche in beni rifugio di natura speculativa. Tant’è che al boss sanlucoto e a due imputati ritenuti vicini alle cosche del Crotonese, come il cutrese Francesco Silipo e il melissese Gennaro Lonetti, era contestato anche il riciclaggio.







