Dalle coste assolate di Marbella ai paradisi fiscali delle Isole Cayman, passando per Gibilterra e Panama. È in questo intricato dedalo internazionale che si nascondeva l'immenso tesoro accumulato da Giacomo Tamburello, un patrimonio frutto di quarant'anni di traffico internazionale di stupefacenti. Un'imponente operazione giudiziaria ha portato al sequestro preventivo di una complessa rete di società, svelando un sistema di riciclaggio di altissimo livello.
Al centro del mirino degli investigatori c'è una pluralità di "schermi societari" esteri. Sulla carta, queste aziende non portavano il nome del noto narcotrafficante. Risultavano infatti intestate o gestite formalmente dalla moglie separata, Maria Antonina Bruno, dal figlio Luca Tamburello e, in alcuni casi, dal socio in affari di quest'ultimo, Jonas Krumnikl.
Tuttavia, le indagini hanno inequivocabilmente dimostrato che la vera "regia" e le direttive operative provenivano da Giacomo Tamburello. Anche durante i suoi periodi di latitanza e detenzione, Tamburello si avvaleva della famiglia per la costituzione di queste società, con il chiaro intento di dissimulare la provenienza delittuosa dei capitali e proteggere il patrimonio dalle indagini.











