Una ventina di anni fa, in moschea, ci andava persino a fare campagna elettorale. Fino alla scorsa settimana, al netto della corsa a definirla “una scelta locale”, il suo partito candidava esponenti della comunità musulmana al voto della tornata amministrativa.

Per il segretario leghista e vicepremier Matteo Salvini, però, la chiamata all’“emergenza islamizzazione” nel Paese vale una puntata sull’usato sicuro, soprattutto quando i sondaggi calano, a maggior ragione di questi tempi di arrembaggi vannacciani alla Lega. Ecco perché un suo post sulla preghiera della comunità musulmana di Cornigliano, a Genova, con tanto di didascalia acchiappa commenti (“Kabul? No, Genova, 2026”), ha scatenato un caso politico in Liguria come sui social.

Come la preghiera all’aperto a Cornigliano ripostata dal vicepremier, del resto, con l’arrivo del caldo le comunità islamiche della città si ritrovano già da giorni all’aperto, in zona Darsena come a Villa Rossi a Sestri Ponente, in Valpolcevera e in centro storico. Una visibilità ritrovata finita nel mirino dei partiti del centrodestra locale, in particolare, Lega e FdI per primi.

“Genova Cornigliano ieri sembrava Baghdad o Marrakech: il rispetto non può trasformarsi in sostituzione identitaria – scrivono i consiglieri regionali di FdI Lilli Lauro e Gianmarco Medusei, poi ripresi dai consigliere comunali del partito – Le immagini viste ieri a Cornigliano, a Genova, hanno colpito profondamente molti cittadini. Il rispetto delle religioni altrui è sacrosanto e nessuno mette in discussione la libertà religiosa, ma l’integrazione non può trasformarsi in una progressiva sostituzione dell’identità culturale e religiosa italiana".