"Utente smistato". "Relazione non trovata". "Attendere il prossimo medico". Sono alcuni dei cartelli esposti dal Sindacato dei medici di famiglia davanti al ministero della Salute per protestare contro quella che definisce "una riforma fatta sopra la testa dei professionisti". Alcune decine di persone, tra cui mimi e attori, si sono dati appuntamento alle dieci davanti al dicastero di Lungotevere Ripa per dire no alla bozza di decreto-legge, che punta a integrare i medici di base nelle nuove Case di Comunità.

Il rischio, spiegano, "è una medicina generale ridotta a una prestazione di cure impersonale e senza rapporto di fiducia tra medico e paziente". Il sindacato dice un netto no ad alcuni dei punti previsti nella bozza presentata dal ministro della Salute Orazio Schillaci. In particolare al debito orario obbligatorio per i medici di medicina generale, alla retribuzione per obiettivi e al ruolo unico di Assistenza Primaria, che prevede l'obbligo di 38 ore settimanali integrando l'attività di studio con ore presso le Asl o le Case di Comunità.

Positivo invece il parere riguardo all'istituzione della scuola di specializzazione in medicina generale, al rilancio della medicina dei servizi, al contratto di dipendenza per gli specialisti in medicina generale e al completamento orario su base volontaria. Alla manifestazione ha aderito anche il Coordinamento Sindacale Professionisti della Salute (Cosips).