La riforma della medicina territoriale, contenuta nella bozza di decreto del governo ancora in discussione, prova a ridefinire il ruolo dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta (Pls), dopo anni di tentativi falliti e scontri con le principali sigle della medicina generale. I sindacati dei medici di medicina generale (Mmg) contestano soprattutto il vincolo orario obbligatorio nelle Case di Comunità (CdC) e l’ipotesi di introdurre, anche in forma residuale, medici di famiglia dipendenti dal Sistema sanitario nazionale.

Nella mattina di giovedì 28 maggio la contrarietà è divenuta protesta: il Sindacato medici italiani (Smi) ha svolto un presidio davanti al ministero della Salute. La manifestazione ha visto la presenza di «cinquecento medici da tutta Italia» per affermare la contrarietà alla riforma della medicina generale. Pina Onotri, segretaria generale Smi, ha detto che se le richieste non verranno ascoltate, non sarà escluso uno sciopero con la conseguente chiusura degli ambulatori.

Tra difese corporative e tendenze accentratrici, un confronto difficile sulla medicina generale

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LA CRISI DELLE RETI TERRITORIALI