Procede a passo svelto la riforma dei medici di medicina generale, o medici di base, che porta il nome del ministro della Salute, Orazio Schillaci. La bozza di decreto legge sull'assistenza territoriale, già esaminata da ministero, Regioni e sindacati e presentata il 12 aprile, punta a creare due diversi percorsi contrattuali per i medici di famiglia: la libera professione convenzionata con il Servizio sanitario nazionale da una parte e dall'altra un accordo per il lavoro dipendente, previsto solo in caso di situazioni di carenza di organico ed emergenziali. La riforma, che prevede disposizioni urgenti, è nata con lo scopo dichiarato di rendere operative le Case di comunità. Oltre 1700 di queste strutture socio-sanitarie di prossimità sono state finanziate attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e proprio il programma di investimenti europeo impone che siano operative entro il 30 giugno.
La riforma però non piace ai diretti interessati, e la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), il principale sindacato di categoria, rifiuta con fermezza ogni inquadramento nei termini del lavoro dipendente dei medici di famiglia. In occasione della giornata internazionale dei medici di base, che cade il 19 maggio, la sigla sindacale annuncia una stagione di mobilitazioni. Il segretario della Fimmg, Silvestro Scotti, contattato da Fanpage.it, spiega che "la riforma apparentemente parla di una dipendenza solo di emergenza, però formalmente il sistema crea già di base una liberalizzazione e a una perdita del diritto di contrattazione nazionale". Governo accelera sul decreto Schillaci: Case di comunità attive entro il 30 giugno La bozza di decreto legge arriva dopo una lunga contrattazione tra le parti e tutto gira intorno alla scadenza del 30 giugno, data entro la quale dovranno entrare in funzione le Case di comunità, dove i cittadini potranno recarsi per esami e visite specialistiche. In queste strutture dovrebbero entrare in servizio anche medici di base e pediatri, per garantire una presa in carico immediata del paziente. Le Case di comunità dovrebbero essere operative sette giorni alla settimana per 12 ore al giorno, con una turnazione di tutti i professionisti. Dal momento che la scadenza del 30 giugno è dietro l'angolo, il decreto presenta delle disposizioni urgenti per non incorrere in sanzioni.










