​PORDENONE - Settanta sagome con indosso i camici dei sanitari, come simbolo della carenza di personale nella sanità pubblica. Intorno un centinaio di manifestanti tra medici, infermieri e oss per il sit-in indetto ieri a Pordenone, in piazzetta del Portello, dai Comitati salute pubblica e dalla Cgil provinciale. Il focus della protesta, che si è svolta davanti alla sede dell’Azienda sanitaria, è sui nuovi presidi: case e ospedali di comunità, inaugurati sul territorio nelle scorse settimane. «Chiediamo - spiega Maurizio Marcon, segretario generale della Cgil di Pordenone - che vengano attivati tutti i servizi, senza appaltare al privato. Al momento sono dei simulacri e le informazioni che vengono date ai cittadini non danno speranza di miglioramento».

LE CRITICITÀ Il primo nodo da sciogliere, secondo il sindacalista, riguarda proprio la privatizzazione. «Abbiamo fatto dei sopralluoghi e ad esempio nei presidi di Cordenons e San Vito la gestione è stata appaltata a una ditta che fornisce medici e infermieri. Abbiamo trovato uno specializzando al posto del medico di base. Ma la medicina territoriale deve prendere in carico il paziente, capire e valutarne le condizioni. Oltre ad avere gli strumenti giusti, servono medici che abbiano esperienza di anamnesi. È poco rispettoso anche nei confronti di un giovane che deve imparare e non viene messo nelle condizioni. Stanno cercando di dimostrare che case e ospedali di comunità sono aperti appaltando all’esterno». Il secondo nodo riguarda la comunicazione. «La legge - continua il sindacalista - prevede percorsi di condivisione e coinvolgimento della popolazione. Che sono mancati. Chiediamo che i cittadini possano partecipare al dibattito, esponendo richieste e opinioni». La terza criticità riguarda i posti letto delle rsa. «Le residenze saranno inglobate nelle case di comunità, chiediamo che i posti siano mantenuti. Rappresentano un’esigenza dei cittadini». Secondo Marcon, dietro a queste scelte ci sarebbe una volontà politica di privatizzare. «Non è un ripiego per mancanza di personale, ma una decisione lucida per far concorrenza al vicino Veneto. È vero che c’è un problema, oggi mancano in organico 60 infermieri e per i medici è ancora peggio. Ma perché? Gli operatori scappano per le condizioni di lavoro, rinnovi contrattuali sotto la soglia dell’inflazione, straordinari non pagati, riposi saltati. La Regione attribuisce i fondi destinati al personale per pagare aumenti di prestazioni. Bisogna trovare il modo di attrarre sanitari. Invece la volontà che arriva è quella di far deperire il pubblico per avere la scusa di privatizzare. Sono già stati appaltati il pronto soccorso di Spilimbergo, quello di Pordenone per i codici verdi e bianchi e un turno della radiologia». E con i tagli alla sanità pubblica si allungherebbero le liste d’attesa. «C’è un ritorno diretto sui pazienti: visite e interventi che vanno per le lunghe, rallentamenti anche nei percorsi di follow up oncologici, con ricadute pesanti sulla prevenzione». GLI INTERVENTI Presenti al sit-in, oltre ai comitati locali, anche il segretario generale della Cgil Fvg Michele Piga e il consigliere regionale del Pd Nicola Conficoni. «Se l’obiettivo della riforma - commenta Conficoni - è ben lungi dall’essere raggiunto non è solo per la carenza di coinvolgimento e informazioni, ma soprattutto per quella di personale. Da un lato gli operatori vengono reclutati esternamente, dall’altro manca l’integrazione con i medici di famiglia, fondamentale per assicurare l’impatto innovativo delle strutture. Purtroppo ci siamo fatti trovare impreparati all’appuntamento anche a causa di una giunta regionale che solo parzialmente e tardivamente ha ripreso la nostra proposta di incentivare le risorse umane. Manterremo alta l’attenzione fino a quando le case della comunità non svolgeranno le funzioni per cui sono state concepite».