Sono iniziati i lavori all’interno dell’oasi naturalistica di Cozzo del Pesco, a Corigliano Rossano, culla di uno dei castagneti più antichi d’Europa. Tuttavia, l’avvio delle attività, frutto di lunghe e travagliate trattative tra Calabria Verde e l’amministrazione comunale, non basta a rassicurare gli esperti. Flaviano Lavia, socio del WWF di Corigliano Rossano, mantiene alta l’attenzione: “Sono iniziati i lavori nell’oasi, dove sorge uno dei castagneti più antichi d’Europa: piante che risalgono all’anno 1100, alcune delle quali, crollate di recente, avevano tra gli 800 e i 900 anni. Un patrimonio che sta morendo non per vecchiaia, ma per errori umani accumulati nel tempo e per una burocrazia che ha impedito di intervenire quando si poteva ancora farlo“.
Metodi discutibili e il nodo della gestione operativa
Il cuore della critica del WWF non riguarda solo la necessità dell’intervento, ma le modalità con cui esso viene attuato. Lavia contesta la scelta dei mezzi e della strategia, auspicando approcci più rispettosi dell’equilibrio biologico del bosco: “Si sarebbe dovuto intervenire in maniera graduale, con tagli eseguiti tramite tecnica tree climbing, un piano di assetto territoriale fondato su principi di ingegneria naturalistica, e il trasporto dei materiali all’interno del perimetro dell’oasi con l’utilizzo di muli, per preservare al massimo la biodiversità ancora presente. Fantascienza naturalistica, visti i tempi e i mezzi“.










