Oltre 3 miliardi di persone convivono con condizioni neurologiche e 1 persona su 3 svilupperà un disturbo neurologico nel corso della vita. Questo scenario richiede un cambio di paradigma: non basta la sola prevenzione clinica, ma serve un modello di innovazione responsabile che coinvolga attivamente le persone e i territori. Il Congresso di AISM e della sua Fondazione FISM, che si è svolto dal 25 al 27 maggio, ha allargato lo sguardo oltre la malattia di cui da anni sostiene la ricerca. Alle patologie correlate alla sclerosi multipla ma anche a tutte le altre malattie che colpiscono il sistema nervoso. Ne è testimonianza la partecipazione di Abdelfatah Ibrahim, Chair della OneNeurology Partnership, un’iniziativa che mette insieme associazioni, società scientifiche e ricercatori per far diventare le patologie neurologiche una priorità a livello mondiale.
Dottor Abdelfatah, come giudica l’attenzione data alle malattie neurologiche a livello internazionale?
“Negli ultimi anni le malattie neurologiche hanno ricevuto maggiore attenzione globale grazie a iniziative come l’IGAP (Intersectoral Global Action Plan) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Dichiarazione ONU 2025 su malattie non trasmissibili e salute mentale. avanti. La neurologia non era nemmeno menzionata nella prima bozza della dichiarazione ONU. Tuttavia, grazie a un’attività di advocacy coordinata da parte della partnership OneNeurology e dei suoi membri, è stata inclusa nella versione finale. Si tratta di un cambiamento significativo, perché riconosce chiaramente i legami tra le patologie neurologiche, la salute mentale e le altre malattie non trasmissibili, oltre al loro enorme contributo al carico globale di malattia e disabilità. Tuttavia, il riconoscimento non basta: servono azioni concrete. Le patologie neurologiche restano la principale causa di disabilità nel mondo, ma molti Paesi non le includono ancora nelle proprie politiche sanitarie. La priorità ora è sviluppare entro il 2030 piani nazionali finanziati e integrati con gli obiettivi dell’OMS”.













