Pubblicato il: 28/05/2026 – 13:23

di Paola Suraci

REGGIO CALABRIA Gianluca Califano entra a Palazzo San Giorgio con 801 voti in tasca e una frase del suo segretario nazionale che gli ronza in testa. Non è rivolta a lui, ma brucia lo stesso. Carlo Calenda ha parlato di Francesco Cannizzaro, il neo sindaco di Reggio Calabria che Azione ha sostenuto con il proprio simbolo: «È imbarazzante. Ho lasciato scegliere al locale senza conoscerlo». Lo ha detto su X e lo ha ripetuto al Corriere della Sera, a urne chiuse e vittoria già archiviata. Califano è il commissario provinciale di Azione a Reggio, nominato dallo stesso Calenda a febbraio. Per candidarsi al Consiglio comunale ha lasciato volontariamente il suo incarico nello staff del sindaco metropolitano facente funzioni Carmelo Versace — tre mesi appena di servizio, poi le dimissioni anticipate pur di scendere in campo. Un percorso costruito nell’orbita del centrosinistra, da consigliere comunale con Italia Viva nella maggioranza Falcomatà fino al ruolo di portavoce a Palazzo Alvaro, prima di approdare ad Azione e candidarsi con il centrodestra. Eppure nessuno, all’epoca, sembrava avere dubbi.

Il 26 aprile scorso, all’inaugurazione della segreteria provinciale di Azione in via Santa Caterina a Reggio Calabria — taglio del nastro, candidati schierati, lista presentata con tanto di simbolo — era presente il vicesegretario nazionale Ettore Rosato in persona. E le sue parole non lasciavano spazio ad ambiguità: «La scelta di appoggiare Cannizzaro nasce naturalmente dal territorio e dal gruppo dirigente calabrese e reggino, che ha scelto un ottimo profilo per la candidatura a sindaco. Cannizzaro lo conosco bene e lo apprezzo perché ha lavorato con intensità sul programma della città».Interpellato oggi dal Corriere della Calabria sulla vicenda, Gianluca Califano preferisce non rilasciare dichiarazioni pubbliche. Fa sapere che parlerà solo dopo essersi confrontato con la direzione nazionale. Un silenzio prudente, forse necessario, in una partita che si è complicata proprio mentre lui festeggiava l’elezione.A rispondere — e per certi versi a colmare il vuoto — ci pensa il senatore reggino ma di casa a Bologna Marco Lombardo. Il parlamentare di Azione non si nasconde dietro le ambiguità del segretario e offre una lettura politica netta della scelta reggina: «Azione a Reggio Calabria ha messo il suo simbolo a sostegno del centrodestra e di Cannizzaro perché, dopo i disastri amministrativi del centrosinistra, c’era bisogno di una forte discontinuità e di rilanciare le potenzialità della città metropolitana». Nessun imbarazzo, nessuna retromarcia. Lombardo rivendica l’alleanza come una scelta coerente con la vocazione riformista del partito: «La presenza di Azione in maggioranza contribuirà a rafforzare competenza, serietà e legalità».Sul cortocircuito tra livello locale e nazionale, Lombardo taglia corto con una formula che suona come risposta diretta alle parole di Calenda: «Ogni elezione amministrativa fa storia a sé. Nelle amministrative Azione sceglie il suo posizionamento nell’interesse esclusivo dei cittadini, non per tattiche sul piano nazionale, dove rimaniamo alternativi sia alla destra che al campo largo». Tradotto: quello che succede a Reggio resta a Reggio.Eppure tutto questo rende ancora più stridente il giudizio arrivato a urne chiuse dal segretario nazionale. Calenda non si è limitato a prendere le distanze dall’alleanza: ha affondato direttamente sul candidato sindaco. «Io Cannizzaro non l’ho mai visto», ha ammesso al Corriere della Sera. «Veniva da Forza Italia. Le scene che ha fatto sono indecorose». Salvo poi aggiungere, con una mezza resa: «Siccome ha preso il 65%, forse sono sbagliato io». Una retromarcia che sa di politichese — come se il consenso popolare bastasse a lavare ogni riserva etica — e che lascia Califano in una posizione paradossale: eletto grazie a un’alleanza che il suo segretario considera imbarazzante, con un candidato sindaco che dice di non aver mai incontrato, benedetta però in piazza dal vicesegretario nazionale appena un mese prima.Lombardo chiude con un invito alla concretezza che suona anche come una frecciata verso chi ha preferito il clamore mediatico alla sobrietà istituzionale: «I comizi e i toni della campagna elettorale si chiudono con il voto dei cittadini. Ora concentriamoci tutti sul governo di una città che ha ritrovato la fiducia e l’orgoglio per affrontare i suoi problemi».