Lo scrittore palestinese Nasser Abu Srour racconta i suoi trent’anni di detenzione. E come le violenze sui prigionieri sono aumentate dopo il 7 ottobre 2023

Il 7 ottobre 2023 mi sono svegliato con le notizie dell’ultima ora. La tv della nostra cella mostrava i filmati degli attacchi di Hamas e dei combattimenti intorno a Gaza. Siamo stati a guardare per un’ora prima che il cavo fosse tagliato e lo schermo diventasse blu. Quelle sono state le prime e ultime immagini che ho visto della guerra.

Subito dopo le guardie hanno fatto irruzione nella nostra sezione armate fino ai denti, una cosa mai successa prima: pistole e fucili dovevano restare fuori della prigione. Ci hanno legato con violenza mani e piedi e spinti verso il cortile. Quando siamo tornati alle celle, erano così vuote che le nostre voci riecheggiavano. Tutte le nostre cose erano sparite: vestiti, biancheria da letto, utensili da cucina, prodotti per le pulizie, specchi e rasoi da barba. I nostri spazzolini erano stati sostituiti con altri più piccoli, lunghi circa cinque centimetri. I rivestimenti delle finestre erano stati rimossi, così da lasciarci esposti al freddo, e poi alla pioggia. A ognuno di noi restavano solo due camicie, una coperta e un set di posate di plastica. Perfino le sedie a rotelle erano state confiscate; da allora in poi i prigionieri con disabilità hanno dovuto essere portati a braccia ovunque.