I tecnici del comitato golden power sono al lavoro per capire se e come intervenire per tutelare il patrimonio tecnologico del gruppo italiano, all’indomani della vittoria in assemblea dell’azionista cinese Weichai. E adesso si punta ad accelerare i tempi
Al lavoro, sotto traccia. Il governo italiano è pronto a dissotterrare, ancora una volta, il golden power per tutelare gli interessi nazionali. Lo ha già fatto, a primavera inoltrata, con Pirelli, una volta compreso il rischio per la Bicocca di perdere il mercato americano, che da solo vale una cospicua fetta di ricavi per il gruppo dei pneumatici. Adesso però è la volta di Ferretti.
O meglio, potrebbe, visto che ancora nulla è deciso. Eppure, ambienti qualificati e vicini al dossier, assicurano: il comitato per il golden power istituito in seno a Palazzo Chigi, si è messo all’opera. E anche di corsa. Evidentemente, trapela dai palazzi, il pressing di Kkcg, la holding ceca uscita sconfitta dalla battaglia in assemblea contro l’azionista di maggioranza, la cinese Weichai (che ha ottenuto il 52,3% dei voti, contro il 47,4% della sfidante), deve aver funzionato.
La posta in gioco è d’altronde alta. Ferretti oggi vanta una tecnologia di altissimo livello e il rischio è che tale know-how venga non solo trasferito in Cina, ma anche utilizzato per scopi che con la cantieristica hanno poco a che fare. Per questo, viene assicurato, il governo è pronto a fare la sua parte. E questo nonostante le rassicurazioni del nuovo amministratore delegato di Ferretti, espressione del socio cinese, Stassi Anastassov, che in una missiva ai dipendenti, pochi giorni fa, rassicurava circa il mantenimento dell’anima italiana del gruppo bolognese.






