“E’ un’operazione di grande importanza dal punto di vista strategico. Non si tratta solo di individuare e sottrarre a un’organizzazione potente come Cosa nostra una parte importante delle ricchezze accumulate con lo sfruttamento parassitario del territorio, ma si tratta di un’indagine che consente di ostacolare il tentativo di ridarsi un’organizzazione unitaria e onnicomprensiva come quella esistita sino a molti anni fa”. Così a Palermo il procuratore nazionale Antimafia, Giovanni Melillo, durante le conferenza stampa convocata dopo il maxi blitz che ha portato al sequestro di 200 milioni di euro, ritenuti il tesoro di Matteo Messina Denaro.
De Lucia: “Aveva un patrimonio enorme accumulato in decenni”
“Abbiamo sempre detto che uno dei pilastri del contrasto a Cosa nostra è l’aggressione al patrimonio di Cosa nostra, che è enorme e riteniamo di aver individuato in queste indagine una parte importante degli investimenti fatti in decenni all’estero da Cosa nostra”. A dirlo è stato il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, dopo il maxi blitz della Guardia di finanza contro il patrimonio di Matteo Messina Denaro.
Gli inquirenti: “Fondamentali i collaboratori di giustizia”
Per l’inchiesta della Dda di Palermo che oggi ha portato all’arresto di 3 persone e al ritrovamento del tesoro di Matteo Messina Denaro sono stati “fondamentali si sono dimostrate le dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, i quali hanno chiarito come parte del flusso di denaro connesso ai traffici di stupefacenti fosse destinata, in modo sistematico, alle esigenze del mandamento di Castelvetrano e del suo stesso vertice, Matteo Messina Denaro”. Sulla base di queste premesse, si è fatta strada l’ipotesi che i fondi andorrani fossero in realtà da ricondurre alle suddette attività criminali nel settore degli stupefacenti. Sono stati avviati, dunque, più estesi accertamenti che, partendo dal Principato di Andorra, si sono irradiati in numerosi altri Paesi europei ed extraeuropei.












