Il governo australiano fa causa all’azienda 3M, che produce post-it, cancelleria e materiali antincendio. La società è accusata di aver contaminato 28 basi militari del Paese con sostanze Pfas per produrre la schiuma antincendio. La richiesta dei danni è di 1,4 miliardi di dollari americani (2 miliardi di dollari australiani). La procuratrice generale Michelle Rowland, che ha intentato l’accusa e calcolato l’entità del risarcimento, ha spiegato che la somma serve a recuperare i costi sostenuti per indagare, gestire e bonificare l’area delle basi militari dalle sostanze utilizzate. «Questo è un governo pronto ad affrontare una delle più grandi multinazionali del mondo», ha detto Rowland.
Si tratta di una delle più grandi cause mai avviate dall’Australia. L’azienda si è difesa dicendo di non aver mai prodotto Pfas in Australia, e annunciando il ricorso alle vie legali. L’indagine non è nuova. Nel 2023 il governo federale ha avviato una class action contro gli inquinanti perenni in sette siti del Paese sotto il controllo del ministero della Difesa.
L’esito di quella class action fu un risarcimento di 132 milioni di dollari a circa 30mila persone venute in contatto con le sostanze chimiche finite nelle falde acquifere militari. L’esposizione a questi inquinanti, è noto, è associata a colesterolo alto, deficit nello sviluppo del feto in gravidanza, aumento del rischio di sviluppo di alcuni tipi di cancro, tra cui testicoli e reni.










