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Le elezioni amministrative hanno riaperto, con insolita asprezza, il dibattito interno al centrosinistra sulla tenuta della coalizione e, soprattutto, sul peso specifico del Movimento 5 Stelle all'interno del cosiddetto "campo largo". Ospite di Lilli Gruber a "Otto e Mezzo", Alessandra Todde, presidente della Regione Sardegna e una delle figure più rappresentative del Movimento, ha scelto la strada della difesa d'ufficio, respingendo punto per punto le critiche sul ruolo del suo partito, dopo risultati che in alcune piazze chiave non hanno superato la soglia del 4%. Gruber è andata dritta al punto, dati alla mano. A Venezia, la città simbolo di questa tornata elettorale, secondo le rilevazioni di Youtrend, la metà degli elettori che alle ultime europee avevano scelto il M5S avrebbe poi dirottato il proprio voto sul candidato di centrodestra Venturini, risultato infine eletto. Un dato che non solo mette in discussione la solidità del "campo largo", ma solleva una domanda più profonda e scomoda: l'elettorato del Movimento è davvero di centrosinistra, o custodisce un'anima protestataria e trasversale che lo rende strutturalmente imprevedibile? Gruber ha posto la questione senza infingimenti: "Non è vero che metà degli elettori dei 5 Stelle sono in realtà più di centrodestra che di centrosinistra?". Todde ha respinto la lettura con decisione. "No, io assolutamente questo tipo di lettura non la vedo", ha risposto la governatrice. "Anche perché io rappresento un governo e una coalizione che è fortemente sostenuta dal Movimento e che è incontrovertibilmente progressista". La tesi di Todde è articolata su più livelli. Il primo è quello dei numeri nazionali: "Una forza politica che nazionalmente ha il 13% e che deve concorrere a costruire un'alternativa credibile al governo Meloni non penso che possa essere considerata un problema". Il secondo è quello degli esempi concreti di governo: la presidente ha citato l'elezione di De Caro in Puglia, "dove il Movimento 5 Stelle ha contribuito con il 10%", e ha ricordato Fico, i colleghi governatori, le esperienze di governo locale in cui i pentastellati siedono stabilmente nell'alveo progressista.