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Gian Antonio Stella

Dopo le critiche in radio la Regione dà lo stop: il piano dei tedeschi e le polemiche.

Avete presente il grandioso Duomo di Orvieto che dalla sua rupe domina per chilometri tutti i dintorni? Moltiplicate per quattro i suoi 53 metri d’altezza ed eccovi una delle sette gigantesche pale eoliche che una multinazionale tedesca vuol conficcare in quello che Ferdinand Gregorovius chiamò il «giardino dell’Italia centrale, reso vivo da colli verdi e oliveti, valli ridenti e torrenti pieni d’acqua». Un giardino che, totalmente ignoto alle autorità ambientali chiamate a custodirlo, sarà (forse) salvato dalla benedetta irruzione radio di Rosario Fiorello. Che in pochi minuti di lectio istrionica e indignata in onda a La Pennicanza su Radiodue ha dato l’ultima spinta alla governatrice umbra Stefania Proietti a mettersi di traverso al ciclopico progetto. Annullando «in autotutela», a scanso di possibili inchieste, il «silenzio-assenso» che aveva sbloccato l’affare.

Sia chiaro, la sfuriata di Fiorello non è contro la necessità di energie alternative. Ovvio. Ma c’è modo e modo, luogo e luogo. E le battute paradossali del mattatore radiofonico sull’«Umbria ventosa» («tutti i velisti vengono qui!») e gli uccelli che sbattono sulle pale richiamati dalle prediche di San Francesco sono solo l’ultimo e più vistoso allarme sul tema. Nella scia di anni di denunce, esposti, manifestazioni che hanno coinvolto migliaia di persone, decine di sindaci (a partire da quelli dei comuni interessati), centinaia di intellettuali. Lo showman, geniaccio qual è, coglie il senso di tutto. E getta sale sulle ferite.