Fine delle meraviglie. Nel cuore dell’Italia centrale, tra Umbria, Lazio e Toscana, il progetto eolico industriale Phobos ha aperto una frattura che va oltre il singolo impianto. Al centro non c’è il rifiuto della transizione energetica, ma il modo in cui essa viene realizzata: senza una pianificazione pubblica delle aree realmente idonee, ignorando pareri contrari di Ministero della Cultura, Soprintendenze, Regioni e Comuni, e rischiando di svuotare di senso l’articolo 9 della Costituzione, che tutela il paesaggio come bene primario e interesse collettivo.
L’appello del comitato Alfina Viva rivolto al Presidente della Repubblica e firmato da 100 personalità del mondo della cultura, del diritto, delle amministrazioni locali e la giunta regione umbra chiede una presa di parola autorevole per riaffermare un principio generale: il paesaggio non è un vincolo da aggirare, ma una risorsa non rinnovabile, fondativa dell’identità del Paese. In questo contesto, il cinema di Alice Rohrwacher risuona come una lente sensibile e politica insieme. Le meraviglie ha raccontato proprio quei territori di confine – tra Toscana, Umbria e Lazio – come luoghi vivi, fragili, abitati da comunità che resistono all’omologazione e all’irruzione di modelli estranei.Oggi quei paesaggi, che il film ha reso universali, sono al centro di una mobilitazione civile e culturale senza precedenti.






