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Alessandro Fulloni

In questura anche il fratello della madre. Inquirenti al lavoro su telefoni e modem

Mano nella mano, entrando dal viale dove sono appostate diverse troupe televisive. Moglie e marito allungano il passo, dribblando le insistenze dei cronisti. La coppia raggiunge l’ingresso della questura di Campobasso.

Poi lui, con un bacio sulle labbra, saluta lei che lo lascia varcando la porta a vetri per salire al primo piano, quello della Squadra mobile. La donna, sui cinquant’anni, è una professoressa di matematica. Insegna all’istituto tecnico agrario di Riccia, lo stesso dove il marito è tecnico in un laboratorio didattico. Da lungo tempo la docente è anche una cara amica di Gianni Di Vita, marito e papà di Antonella e Sara, morte — tra il 27 e il 28 dicembre scorsi — per un avvelenamento dovuto alla ricina, letale proteina estratta dai semi del ricino, pianta diffusa in tutta Italia. Con quella di ieri, è la terza volta che la donna viene sentita dagli inquirenti come persona informata sui fatti, dunque con l’0bbligo della verità.