VENEZIA - Il lavoro in Corte d'appello a Venezia è iniziato l'altro ieri, martedì, quando il Collegio regionale di garanzia elettorale ha esaminato le prime 95 rendicontazioni dei candidati al consiglio regionale del Veneto. Sarà lunga, perché i fascicoli da controllare, tutti relativi alle elezioni dello scorso novembre, sono più di 700. I rendiconti, in ogni caso, sono già pubblici, disponibili sul Bur, il Bollettino ufficiale della Regione del Veneto. Parziali, però: riguardano i soli eletti a Palazzo Ferro Fini e i subentrati agli assessori. In tutto sono 60 posizioni: il governatore leghista Alberto Stefani, gli attuali 50 consiglieri regionali, gli 8 consiglieri diventati assessori (non Massimo Bitonci né Gino Gerosa in quanto esterni) e Flavio Tosi che, pur eletto, si è subito dimesso. Complessivamente una spesa di oltre 1 milione e 660mila euro.
IL CASO Ma prima ancora delle verifiche e delle eventuali richieste di chiarimenti o integrazioni da parte della Corte d'appello, alcuni rendiconti negli ambienti politici veneti già sono chiacchierati. In particolare quello dell'assessore Valeria Mantovan che ha ricevuto un contributo da parte di una cooperativa sociale: non soldi, ma un servizio, per la precisione un brindisi organizzato a Porto Viro, il Comune polesano di cui l'esponente di Fratelli d'Italia è stata sindaco. Il punto è che la legge vieta finanziamenti o contributi, "sotto qualsiasi forma e in qualsiasi modo erogati", da parte di cooperative sociali e di consorzi di cooperative sociali. Un reato che, se accertato, è pesantemente punito: reclusione da 6 mesi a 4 anni e una multa fino al triplo dell'importo erogato o ricevuto. IL BUFFET «Cado dalle nuvole, non mi ricordo neanche che iniziativa fosse, spesso in campagna elettorale arrivavo per un breve saluto - ha detto l'assessore Mantovan -. Ma sono assolutamente tranquilla perché il rendiconto è stato fatto correttamente dalla mia commercialista, è tutto documentato». A cadere dalle nuvole è anche Massimo Mantoan, il presidente del Consorzio Insieme, la cooperativa sociale con sede legale a Mestre che figura nel rendiconto elettorale dell'assessore: 500 euro in "beni e servizi". Tradotto: un rinfresco. «È stato un semplice brindisi con i nostri ragazzi disabili, un catering a titolo gratuito e assolutamente volontario, non c'è stato alcun passaggio di denaro», spiega il presidente del Consorzio Insieme. Quand'è successo? «Il 24 ottobre nella Sala Eracle a Porto Viro». Era l'apertura della campagna elettorale di Valeria Mantovan, ma evidentemente nessuno era a conoscenza della legge 3 del 2019, la cosiddetta "Spazzacorrotti", che estende il divieto di contributi ai candidati, sotto qualsiasi forma, anche alle cooperative sociali e ai consorzi di cooperative sociali. LE CIFRE Per la cronaca, la meloniana Mantovan ha dichiarato spese per l'ultima campagna elettorale per 22.970,50 euro, molto meno di tanti altri suoi colleghi di partito assessori. Il bellunese Dario Bond è arrivato a 39mila euro, il padovano Filippo Giacinti ha speso 37.719 euro, il veronese Diego Ruzza 38.647, mentre il veneziano Lucas Pavanetto ha sfiorato i 20mila euro. Va detto che i budget e i tetti di spesa cambiano da provincia a provincia a seconda della popolazione. I PIÙ SPENDACCIONI La campagna elettorale più costosa, stando ai rendiconti presentati in Corte d'appello e pubblicati sul Bur, è stata quella del candidato presidente della Regione per il centrosinistra, il dem Giovanni Manildo: 66.564,13 euro. A seguire: il dimissionario forzista Flavio Tosi (47.975.80 euro), il dem vicepresidente del consiglio regionale Andrea Micalizzi (44.306,52 euro), il capogruppo di Fratelli d'Italia Claudio Borgia (43.964,02 euro), il meloniano vicepresidente vicario del Ferro Fini Francesco Rucco (43.000), il capogruppo della Lega Riccardo Barbisan (42.809,96 euro), la trevigiana passata dalla Lega al Gruppo Misto Sonia Brescacin (41.150,86), la meloniana veronese Anna Leso (40.495,32) e il padovano Enoch Soranzo (42.191). Ad aver dichiarato "uscite" per più di 40mila euro è anche il presidente del consiglio regionale Luca Zaia, che però nel rendiconto ha specificato trattarsi solo di "servizi" ricevuti dal partito e cioè "materiali e mezzi di propaganda" per un ammontare di 40.598,10 euro. E Alberto Stefani? Il governatore del Veneto ha dichiarato di aver speso, messi di tasca propria, 10mila euro. Nient'altro. Evidentemente, il resto l'ha fatto il partito. Del resto, quand'era candidato governatore, Zaia dichiarava zero spese e zero entrate. MORIGERATI C'è anche chi ha speso pochissimo. Il veneziano Flavio Baldan, unico eletto del Movimento 5 Stelle, ha conteggiato 2.446,18 euro. Il vicentino Davide Lovat, secondo eletto con Riccardo Szumski per la lista Resistere, ha speso pochi spiccioli in più: 2.496 euro. All'azzurro padovano Mirko Patron, subentrato in consiglio regionale quando Elisa Venturini è diventata assessore, sono bastati 5.587,35 euro per farsi propaganda e arrivare primo dei non eletti. La trevigiana Rossella Cendron, rappresentante della lista che sosteneva Manildo "Le Civiche Venete", è arrivata a spendere 6.300 euro. Ma sotto i 10mila euro c'è anche il presidente della Prima commissione consiliare nonché commissario della Lega-Liga Veneta, Andrea Tomaello: ha dichiarato uscite per 9.821,09 euro. BENEFICENZA E COLLETTE C'è anche chi i soldi li ha avanzati e li ha dati in beneficenza: tra soldi messi di tasca propria (17mila euro) e contributi di terzi (34mila), Enoch Soranzo alla fine si è trovato con 8mila euro in più e li ha equamente distribuiti tra Janus Selvazzano, Croce Rossa, Polisportiva Sacra Famiglia, Associazione nazionale carabinieri di Selvazzano Dentro. Per tirare su soldi, c'è chi si è affidato alle collette di amici e sostenitori, anche a colpi di 10 euro, come risulta dalla raccolta fondi online della dem Monica Sambo. Adesso si aspetta il verdetto del Collegio regionale di garanzia elettorale.







