Un operaio indossa un dispositivo per la sicurezzaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciDi fronte all’ennesimo incidente letale, la domanda è sempre la stessa. Come è possibile, morire ancora sul lavoro nel 2026? La risposta è tutt’altro che semplice perché le regole servono, ma non bastano: sono le abitudini sbagliate, le pressioni produttive e i rischi normalizzati a ‘inceppare’ spesso il sistema. O almeno questo è il parere di chi, ogni giorno, si occupa di ‘vigilare’ sul rispetto delle norme nelle imprese e nei cantieri.
"La sicurezza aziendale si regge su due pilastri, uno formale e uno sostanziale. Il primo riguarda la formazione dei dipendenti, la valutazione dei rischi, procedure e documentazione – spiega un addetto ai lavori in materia di salute e sicurezza, che preferisce rimanere anonimo - È la dimensione meno visibile e spesso percepita come burocratica, ma indispensabile: senza una corretta organizzazione e senza strumenti adeguati, la prevenzione non può esistere. Il secondo pilastro, però, è quello sostanziale. È ciò che accade davvero nei reparti produttivi: è qui che la sicurezza smette di essere un fascicolo e diventa comportamento quotidiano. Ed è proprio in questa distanza tra regole scritte e pratica concreta che riscontriamo anche sul nostro territorio le maggiori criticità".









