Le consultazioni amministrative hanno rappresentato un traumatico risveglio per i partiti del così detto “Campo largo” che, dopo l’esito referendario, attraverso un’impropria traslazione di quel voto in ambito politico, davano per scontata la fine del centrodestra. Una disillusione particolarmente amara per il fronte progressista è maturata in Calabria dove, più che l’affermazione del centrodestra, che pure è stata straordinaria nei numeri, ha sorpreso l’entità della débacle del centrosinistra.
La débâcle calabrese del Campo largo
In tutti i principali comuni in cui si è votato i risultati sono stati impietosi, addirittura umilianti nei due capoluoghi di provincia: a Crotone il sindaco Voce è stato riconfermato con una percentuale di oltre il 62%, mentre a Reggio Calabria Francesco Cannizzaro ha fatto ancora meglio, riuscendo ad espugnare il comune con una percentuale vicina al 66%, dopo che per dodici anni esso era stato amministrato dal Partito Democratico con Giuseppe Falcomatà.
Percentuali di consenso così elevate non possono essere attribuite in maniera esclusiva ai meriti personali ed alle strategie politiche dei vincitori ma, insieme ad essi, necessariamente concorrono altri fattori i quali, nella fattispecie concreta, possono essere tranquillamente individuati in primo luogo nell’inadeguatezza dei responsabili regionali del PD e M5S Nicola Irto ed Anna Laura Orrico, alla quale, per quanto concerne Reggio, vanno aggiunti pure i disastrosi risultati amministrativi conseguiti da Falcomatà ed attestati dalle condizioni in cui versa la città.















