Il fieno lo mette Marina Berlusconi e Zaia lo spala. Guardate che l’infatuazione della Cavaliera per Zaia è più che vera e si intreccia con Meloni, con il nuovo testo sulla legge elettorale, Vannacci, le preferenze, con l’offensiva di Salvini sull’Ucraina e questa nota Lega pesantissima: “No all’ingresso nella Ue”. E’ una nota sgradita da Meloni e Tajani perché, dice la premier, anche al telefono con Salvini: la linea non cambia, “vogliamo l’Ucraina in Europa”. Quando Zaia è andato a parlare con Marina ha parlato del suo format di successo, Il Fienile, e della possibilità di venderlo a Mediaset. Dice Simonetta Matone, deputata Lega: “Sento che il format piace così tanto a Marina che voglia acquistarlo. A qualsiasi cifra”. C’è un filo che tiene unito questo caos, la legge elettorale calendarizzata per il 26 giugno alla Camera. Meloni ha capito che le preferenze possono essere la pistola sul tavolo e un’occasione per Zaia: la celebrazione delle (non) primarie della LegaSe si parla della materia più noiosa del mondo, la legge elettorale, del nuovo testo base (che c’è) ma senza preferenze, è solo perché è una priorità di governo. Il nuovo testo è stato depositato ieri, mancano le preferenze, il premio viene assegnato se si vince in entrambe le Camere e vengono sanate alcune falle. Meloni vuole chiudere la legge entro l’estate, e non solo alla Camera ma anche al Senato, con i tempi contingentati. Dice Igor Iezzi, della Lega, il visconte di Quarto Oggiaro, che la vera domanda è: “A chi servono le preferenze, chi può presentare un emendamento sulle preferenze e sfidare in Aula i parlamentari?”. Uno è Vannacci, che ogni giorno inventa un trucco di scena. I suoi futuristi sono da ieri, ufficialmente, una componente del gruppo misto ed Edoardo Ziello ne è stato nominato vicepresidente. Le preferenze servono a Meloni ma in Parlamento chi ha il coraggio di votarle? Si salverebbero in pochissimi e inoltre scatenerebbe la corsa nei territori. Spiega il capogruppo di FdI, Bignami, che si verifica sempre questo fenomeno: “Solitamente chi ha le preferenze sta in Aula, ma chi non le ha inizia a credere che il miglior modo è tagliar nastri e fa mancare il numero legale”. Il Pd ha sempre pensato che Meloni voglia usare il tema delle preferenze come colpo di teatro, per dire agli italiani: “Vedete? Io ero favorevole ma le altre forze non sono d’accordo”. Chi si rifiuta di farlo verrebbe indicato come “nominato”, come privilegiato dal segretario. Giuseppe Conte è un altro che si era già detto favorevole alle preferenze per rispristinare il rapporto eletto-elettore. Se nel Pd finora non è accaduto nulla e tutti bevono la Schlein cicuta, è soltanto perché non si conosce la legge elettorale e il timbro sulle liste lo mette la segretaria. Racconta Raffaele Nevi, il mister paraculetto di FI, che “Forza Italia non ha pregiudizi sulle preferenze, non siamo noi che ci opponiamo, non so la Lega…”. Le preferenze stanno però entrando anche nella polemica, come idea. Vannacci sfida Centinaio con la frase “alle centinaia preferiamo le decime, sempre” e Centinaio gli risponde con un manifesto formidabile: “Ci vogliono dieci decime per fare un centinaio”. Si stanno muovendo come se le preferenze già ci fossero, e anche Claudio Borghi scrive ultimamente tweet strani, più al chiaroscuro del solito: parla di questa voglia di fare qualcosa di nuovo, un nuovo che desta allarmenella Lega. Lo desta anche il cortocircuito di Vigevano. Nessuno si è accorto, né segretario provinciale e né a Bellerio che nelle liste della Lega non c’era il musulmano con l’Albertino da Giussano, gli integrati, ma solo infervorati di Allah finiti sulla scheda con il simbolo Lega. Salvini ha provato a chiedere a Zaia di fare il portavoce del nord ma Zaia non è un vice che si addomestica. E’ deluso per la segreteria politica, la nuova invenzione di Salvini che non è quella del consiglio snello e operativo che era stato immaginato. Zaia non si accontenta di avere un ruolo, vuole carta bianca, operare con un’indipendenza di temi e questo spazio non lo vede. Nella chiacchierata con Marina c’è stato molto altro e con i giorni quel parlare si deposita. C’è l’idea immaginata di qualcosa di nuovo, un grande partito ma anche il destino personale, lo Zaia dopo Zaia. Ha la possibilità di fare altro oltre la politica, un futuro televisivo, garantito da Marina, e Zaia attende. In Lega pochi hanno il suo consenso. A battersi per le preferenze è Maurizio Lupi e se le preferenze dovessero passare, si aprirebbero scenari impensabili. Zaia e Fedriga candidati potrebbero misurare il loro consenso come fossero primarie. Salvini e Meloni si sono sentiti ieri, e in mezzo c’era la nota (e nella nota c’è la mano di Silvia Sardone che da Bruxelles ha suonato l’allarme quando ha letto che Zelensky e von der Leyen stavano accelerando sull’ingresso dell’Ucraina). La nota Lega ha una chiosa finale: “Kiev nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni”. Filippo Sensi è sobbalzato: “Meloni sconfessi la Lega che persegue un’agenda filorussa”. Salvini ripete sempre, a Meloni, che la Lega in Europa sta con un’altra famiglia e non vede che Zaia è già uno di famiglia, ma a casa di Marina.