“Mi stai filmando?”. È la domanda che mi sento rivolgere più spesso da quando indosso i Ray-Ban Meta Optics. C’è chi la butta sul ridere, chi invece si irrigidisce appena. Battute e diffidenze a parte, la reazione prevalente è lo stupore. Pensavo di passare più inosservato, e invece no: questi occhiali si notano. I due piccoli fori laterali - fotocamera e sensori - li distinguono subito da un paio di Ray-Ban tradizionali. Probabilmente contribuisce anche il modello che ho scelto: gli Scriber con montatura trasparente e componenti a vista, che non fanno nulla per mimetizzarsi.La versione in prova: Scriber - Foto Marco Trabucchi
Il salto evolutivo però è un altro. Prima, per chi porta lenti da vista, la scelta era limitata: usare i Meta come occhiali “extra” o lasciar perdere. I nuovi Optics nascono invece con una logica optical-first, grazie a lenti che rispondono alle esigenze visive reali e una montatura pensata per un utilizzo continuativo grazie ad alcuni accorgimenti come i naselli intercambiabili e le astine regolabili dall'ottico, che contribuiscono a rendere questi nuovi modelli Ray-Ban Meta adattabili alle diverse forme del viso. In sostanza, gli occhiali di Meta e Ray Ban hanno l'ambizione di diventare un oggetto d’uso quotidiano, più che un gadget divertente per early adopter. Un passaggio ambizioso. Resta da capire se l’esperienza complessiva è all’altezza della promessa (e del costo non indifferente).Come sono fatti (e come si portano)Il design è quello classico Ray-Ban: un modello rettangolare "Blayzer Optics" disponibile in due misure (Standard e Large) e una montatura più arrotondata “Scriber Optics”. Linee riconoscibili, nessuna eccentricità tecnologica evidente. Sul frontale, a sinistra, c'è la piccola camera; a destra il led di registrazione, quello che avvisa quando si registra. Sul bordo della lente destra c'è un secondo led, meno visibile, ma percepibile a chi li indossa quando si accendono o quando comunica all’utente stato e attivazioni.I due pulsanti fisici - Foto di Marco Trabucchi






