Poiché la vita ideale si sviluppa per profondità e modo (essa è tema, è forma), niente di meglio che affidare il nodo delle inquietudini contemporanee alle proprie Pagine di diario.
Molti anni fa un comico divertiva i compagni di ginnasio con caricature dei prof disegnate sul suo diario Vitt: il feticcio faceva il giro dell’aula come un samizdat per tornare all’ovile dopo aver eccitato risate soffocate durante le lezioni. In una vignetta, per dire, un dinosauro aveva il volto della prof di greco: Aristofane, scansate proprio. Si divertiva inoltre a perculare i docenti con performance estemporanee: una mattina, all’inizio dell’ora di italiano, si alzò in piedi e annunciò alla scolaresca attonita di aver scoperto un segreto sulla prof di italiano, che era una nota intellettuale comunista: “Scrive su Avvenire, il giornale dei vescovi!” Tutti guardano la prof, che sorride paziente (ancora oggi quel comico si stupisce della propria improntitudine, ma giocava a suo favore il fatto che fosse uno dei secchioni dell’istituto, cosa che gli permetteva di conoscere parole come “improntitudine”). “E questa è la prova!”, disse, con l’esultanza del mago che estrae il coniglio dal cilindro, cavando dalla cartella di morbido cuoio color mattone (la stessa con cui suo padre aveva fatto il ginnasio) la fotocopia di una finta prima pagina di Avvenire che aveva taroccato in modo da sembrare vera (il lavoro di tutto un pomeriggio: trasferibili, colla, forbici e fotocopiatrice, all’epoca non c’era Photoshop), in cui campeggiava un titolo a sei colonne, “Il coraggio della verità”, una frase ricorrente della prof.









