La tensione in aula è salita altissima nel momento in cui l’imprenditore Damiano Libri ha ripercorso la notte del 29 gennaio 2024, quando al culmine di una furiosa lite avvenuta sulle alture di Lerici ferì a colpi di pistola i suoi ex soci in affari Fabio Coppola e Filippo Todaro poi ricoverati all’ospedale Sant’Andrea di Spezia. "Ho sparato per difendermi – ha spiegato Libri davanti al collegio – perché avevo paura. Mi hanno trascinato fuori dall’automobile e sono stato picchiato. Allora ho preso la pistola per spaventarli e riuscire a fuggire". Le parole dell’imprenditore (assistito dal legale del foro spezzino Riccardo Balatri) hanno provocato gli accesi commenti in aula tanto che il presidente Marta Perazzo, giudici a latere Carolina Gagliano e Veronica Casiraghi, ha chiesto l’intervento dei carabinieri in servizio in Tribunale per ristabilire la calma e poter riprendere la testimonianza. Libri ha così ricordato di aver colpito al polso Fabio Coppola durante la colluttazione e il tentativo di disarmarlo, ma soprattutto di aver sparato a terra. Senza nessuna volontà di colpire gli aggressori. Una tesi, questa, che si era profilata anche nel corso della deposizione fornita la scorsa settimana dall’anatomo patologa Susanna Gamba chiamata a fornire un parere tecnico sulle ferite riportate da Coppola e Todaro dal sostituto procuratore Elisa Loris. Secondo il perito le ferite riportate alla schiena e al polso sarebbero state comunque lievi soprattutto se collegate ai proiettili calibro 32 incamiciati e dotati di una notevole capacità di penetrazione e capaci di attraversare in bersaglio.