Firenze, 28 maggio 2026 – Quasi 90mila ’letti brevi’ in tutta la città. Tutti ricavati in casa. Come se, ogni notte Firenze grazie ai suoi AirBnb potesse ospitare tutto il pubblico di San Siro. E altre 15mila persone. È uno dei dati che emergono dalla rapporto realizzato dal dipartimento Memotef della Sapienza guidato dal professor Filippo Celata che ha costruito il termometrone usato da Palazzo Vecchio per prendere la febbre all’overtourism e proporre lo stop agli affitti brevi fuori dall’area Unesco. Quattro indicatori per passare ai raggi X le 74 zone in cui Firenze è stata suddivisa: da Settignano a Brozzi, passando per il Cupolone in 40 pagine di relazione. “Ma il dubbio che abbiamo – premette Celata – è se questo fenomeno sia reversibile o meno. Questa tendenza ha avuto un’accelerazione negli ultimi 10 o 15 anni e ha provocato effetti a catena. La prima azione da fare è rimuovere la causa del problema”.

PRESSPHOTO Firenze, Turisti, cibo, code, trolley nel centro storicoNella foto viaggio, valigie, trolleyGiuseppe Cabras/New Press Photo

Le zone d’oro

E allora per misurare la causa uno degli indicatori usati è la pressione residenziale affiancata da quella ricettiva: cioè il rapporto percentuale tra abitazioni destinate ai turisti e quelle in affitto ai residenti. Il tutto unito al rapporto tra posti letto in struttura e residenti. Bene, in testa con un valore pari o superiore al 100% c’è il perimetro d’oro: Michelangelo, Boboli, Santa Croce, Mercato Centrale, Sant’Ambrogio, Santo Spirito e San Marco. Al secondo posto con ampissimo stacco si trova l’area Gioberti (meno del 45%), sotto con un livello pari o inferiore al 35% c’è la cosiddette espansioni otto-novecentesche della città: San Jacopino, Bellosguardo, Libertà, Soffiano, Donatello, Pignone, Gavinana. Savonarola. Cosa significa? Che in queste zone il rapporto tra affitti brevi e residenti è fra i più elevati della città, dopo l’area Unesco.