Un uomo invisibile con ventisei capi d’accusa addosso. Questo era l’ex ministro della giustizia polacco Zbigniew Ziobro lo scorso 9 maggio, quando dall’aeroporto di Malpensa è partito per Newark, negli Stati Uniti, insieme a suo figlio. La polizia si è limitata a prendere nota del suo passaggio e del documento che portava con sé: un visto statunitense da giornalista, corrispondente di Telewizja Republika, canale televisivo legato al Pis, il discusso partito di estrema destra che tra le altre cose fa parte dei Conservatori e riformisti europei di Giorgia Meloni.
IN PATRIA Ziobro è ricercato per vari reati, tra cui la sottrazione di 35 milioni di euro dal fondo ministeriale destinato alle vittime di reato e all’assistenza post-carceraria per l’acquisto di un software israeliano chiamato «Pegasus», che secondo la procura nazionale di Varsavia serviva a spiare i suoi nemici politici. Rischia per questo fino a 25 anni di carcere. Rifugiato politico nell’Ungheria dell’amico Viktor Orbàn, dopo la vittoria elettorale di Péter Magyar, l’ex ministro polacco ha cominciato a sentire la terra mancargli da sotto i piedi. Il nuovo presidente magiaro, infatti, aveva proprio citato il suo nome tra quelli che non avrebbero più goduto di alcuna protezione speciale per motivi politici. Da lì l’idea di fuggire negli Usa di Donald Trump.










