Fine corsa per la banda della spaccata. Il commando di rapinatori che, da gennaio ad aprile, ha seminato il panico tra l’area nord di Napoli, i comuni vesuviani, il Casertano e la provincia di Salerno, è stato decapitato dal blitz scattato alle prime luci di ieri. Raggiunti da un decreto di fermo, sono finiti in manette nove rom, di età compresa tra i venti e i quarant’anni, e un napoletano trentasettenne, che avrebbe messo a disposizione della holding due piazzali per la custodia delle auto da usare per i colpi.

Sfondavano le vetrate di banche, agenzie di scommesse e rivendite di tabacchi, sradicavano i bancomat con funi d’acciaio e non esitavano a scagliare persino degli estintori contro i carabinieri al loro inseguimento. Una scia di terrore andata avanti per settanta colpi, spezzata dalla retata di ieri. I militari del Nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un decreto di fermo, emesso dalla Procura nei confronti di nove rom residenti nell'accampamento di contrada Trivio delle Ianare, a Caivano, e del trentasettenne domiciliato ad Acerra. Le accuse sono pesantissime: associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine, furti, riciclaggio e resistenza a pubblico ufficiale. Incidente a Poggiomarino, moto si schianta contro un palo: morto ragazzo di 22 anni Usavano vetture rubate, il più delle volte delle Alfa Romeo Giulietta, per distruggere vetrate e blindature e portar via le casse. Le auto più potenti, su cui venivano applicate delle targhe rubate, servivano invece per i sopralluoghi e, soprattutto, per le fughe. Bottini enormi che venivano poi riciclati e, in un cortocircuito di spavalderia contemporanea, ostentati sui social network. TikTok e Instagram diventavano così vetrine di un lusso senza freni: mazzette di banconote, auto sportive, abiti firmati e brindisi rivendicati con orgoglio davanti a migliaia di follower. Una sfida allo Stato, terminata ieri dietro le sbarre.