Non passa giorno in Italia senza che un ministro preghi affinché Bruxelles conceda una deroga, una flessibilità, insomma un aiuto a un’economia che si dice sia in ginocchio. «Se l’Europa non assume una postura all’altezza della situazione la faccenda diventa molto, ma molto, complicata» ha detto ieri un allarmato ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti.
Un responso potrebbe forse arrivare il 3 giugno quando la Commissione Ue presenterà le ricette per le economie nazionali. Si prevede che non ci sarà nessuna deroga al patto di stabilità. Giorgetti spera nello storno da qualche fondo europeo per gettare dalla finestra una manciata di miliardi pubblici e tappare i buchi prodotti nel bilancio dagli effetti economici scatenati dalla guerra di Trump e di Netanyahu contro l’Iran. «Riteniamo che si devono attivare la clausole flessibilità previste dal Patto di Stabilità – ha aggiunto il ministro – Se la risposto è no, l’obiezione è perché è possibile per la spese della Difesa?».
Interrogativi come questi rivelano il fatto che il governo Meloni ha scoperto, tra il 28 febbraio e il 22 aprile scorsi, quanto gli sta costando quella maledetta firma del 2023 al patto di stabilità che prevedeva esattamente ciò che Giorgetti lamenta. La rivelazione è avvenuta tra l’inizio della guerra e la conferma di Eurostat e Istat: l’Italia per ora non uscirà dalla procedura Ue per deficit eccessivo.










