Hanno fatto discutere le parole di Bill Winters, Ceo di Standard Chartered, una banca multinazionale britannica con sede a Londra che impiega circa 82mila persone, accusato di aver definito i propri dipendenti come «capitale umano di scarso valore».
Winters stava annunciando un piano per tagliare circa ottomila posti di lavoro nei prossimi quattro anni per sostituirli con l’intelligenza artificiale. «La priorità della banca non è ridurre i costi» ha detto, ma sostituire «capitale umano di scarso valore, con il capitale finanziario e il capitale d’investimento che stiamo immettendo».
A destare scandalo è stata la trasparenza con cui Winters ha descritto i propri dipendenti come una merce di dubbia utilità. Chi lavora, secondo Winters, ha un’utilità relativa classificata in base al proprio contributo produttivo. Si tratta, dunque, di capire chi genera un rendimento superiore all’investimento. Se, a parità di costi, c’è un capitale che rende di più, quello meno produttivo va tagliato. Era stato Jeremy Bentham a catalogare gli individui come unità di utilità.
Nel suo Writings on the Poor Laws, Bentham osservava che il valore di ciascun bambino ospitato nelle workhouses, derivava dal costo sostenuto per mantenerlo (cibo, vestiario, sorveglianza) e dal valore che sarebbe stato in grado di produrre nella sua vita. I bambini avranno valore positivo quando producono di più di quanto costano, e negativo quando costano più di quanto producono. In questa casa di lavoro coatto che il filosofo chiamava Utopia, la manodopera doveva garantire un rendimento costante.












