ROMA – (Agenzia DIRE) – Alla fine è stato inevitabile che il tema della convivenza delle risorse private e pubbliche nei programmi della Cooperazione internazionale italiana accendesse confronti su quale debba essere esattamente il perimetro nel quale gli imprenditori possono muoversi, senza compromettere il senso e lo spirito, che è in pari misura solidale, diplomatico e geopolitico, alla base della Cooperazione italiana per lo sviluppo nei Paesi poveri e nelle emergenze umanitarie.
Il ruolo e il vero volto dell’Italia nel mondo. Le giornate di Coopera, la Conferenza nazionale della Cooperazione allo sviluppo, in corso a Roma da ieri all’Auditorium della Conciliazione e alle Corsie sistine, sono servite anche a questo: a tentare di definire meglio il ruolo del nostro Paese nel mondo, il suo volto solidale e partecipe delle grandi tragedie planetarie provocate dalle disuguaglianze crescenti, dalla povertà di milioni e milioni di persone, dai conflitti, dalle crisi alimentari che ne conseguono.
Le critiche al “Piano Mattei per l’Africa”. Si è parlato, appunto, del Piano Mattei per l'Africa, presentato dal governo Meloni come cavallo di battaglia per la Cooperazione allo sviluppo, che invece per le Ong sarebbe, in realtà, il cavallo di Troia che rischia di scardinare i fondi per le Organizzazioni della Società Civile, che da decenni lavorano nei Paesi con interventi di emergenza e sviluppo, dove hanno maturato esperienze e relazioni con le comunità.










