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Aldo Grasso

La narrazione del programma in onda su Rai3 si trasforma in un processo sommario, dove l'interlocutore viene braccato e apostrofato con imperio

Il palinsesto televisivo italiano trova la sua quota più ansiogena in «Indovina chi viene a cena» di Sabrina Giannini (Rai 3). Guardando il programma, si ha la netta sensazione che le piaghe del mondo gravino interamente sulle nostre spalle, che i disastri planetari siano il diretto riflesso della nostra indifferenza e che, in fondo, ogni pandemia non sia che una giusta punizione.

Il punto non sono i temi trattati. È legittimo che il giornalismo d’inchiesta squarci il velo sul caffè defecato dagli zibetti, o che sveli i retroscena della filiera del lusso per scardinare il mito secondo cui un prezzo esorbitante equivalga al rispetto dell’ambiente e dei lavoratori. Forse è persino giornalismo inseguire come un gendarme un veterinario dai dubbi scrupoli etici nella gestione dei cuccioli. Forse.