Lungo i 202 chilometri da Cassano d'Adda ad Andalo i corridori hanno messo in scena un sunto perfetto del motivo per cui le persone escono di casa e si mettono a bordo strada ad aspettare il passaggio dei corridori. Che è lo stesso per cui chi invece è costretto a rimanere a casa, o in ufficio, continua ad accendere la tv o aprire una app sullo smartphone per guardare le corse.Merito dei ventinove uomini che, chi prima e chi dopo, sono evasi dal gruppo alla ricerca di un giorno felice. Ventinove anime in fuga alla ricerca della stessa cosa: attraversare per primi la linea d'arrivo. In ordine alfabetico: Igor Arrieta, Mattia Bais, Tobias Bayer, Damiano Caruso, Remi Cavagna, Jan Christen, David De la Cruz, Mark Donovan, Giulio Ciccone, Simone Gualdi, Jan Hirt, Niklas Larsen, Gijs Leemreize, Andreas Leknessund, Juanpe Lopez, Enric Mas, Lorenzo Milesi, Jhonatan Narvaez, Einer Rubio, Florian Stork, Manuele Tarozzi, Alessandro Tonelli, Michael Valgren, Fabio van den Bossche, Frank van den Broek, Jardi van der Lee, Mick van Dijke e Aleksandr Vlasov.Una lunga storia veloce, di valli più o meno ombrose attraversate con baldanza da un manipolo di corridori alla ricerca della realizzazione di quell'obbiettivo che si erano messi in testa alla partenza. Pensieri stupendi, che si sono intervallati lungo strade che non prevedevano pianura, ma un saliscendi continuo, senza nemmeno bisogno delle salite per accendere la fantasia dei corridori.L'idea migliore, perché folle, è stata quella di Remi Cavagna. Un pensiero stupendo che sfidava ogni logica: pedalare 117 chilometri in completa solitudine e superare la linea d'arrivo per primo, nonostante 28 uomini alle sue spalle e un gruppo ancora più indietro. Un azzardo assoluto che ha dato per diverse decine di chilometri l'illusione che si potesse davvero realizzare. Un'illusione, appunto. Un'illusione di maggio, incapace di specchiarsi sulla superficie dei laghi accanto ai quali hanno pedalato i corridori, oppure di riflettersi sulle alte cime alpine che facevano da sfondo all'incedere delle biciclette.Remi Cavagna è stato ripreso. La logica ha vinto. Quel po' di romanticismo che è riuscito a sopravvivere agli eventi tristi che si sono susseguiti nelle nostre vite ha subito un altro ceffone.La logica ha vinto solo temporaneamente però, perché poi è arrivata l'anarchia. Attacchi su attacchi, speranze sbandierate avanti a tutti inseguite da altre speranze e ossessioni, improbabili tentativi di rivolta e altrettanti tentativi di restaurazione di una calma impossibile da trovare.Damiano Caruso è stato tra quelli che più hanno tentato di trasformare il 27 maggio 2026 in una data da ricordare con gioia. Ogni qual volta la strada saliva, lui provava a scattare, ad infuturarsi verso un successo che non avrebbe cambiato niente nella sua lunga carriera da gran protagonista delle corse a tappe, ma che avrebbe dato solo conferma di tutto questo.Serviva però di più oggi per vincere che la voglia di imporsi. Serviva avere dentro un ardore cattivo, la voglia matta di spaccare ogni cosa, a costo anche di incendiarsi gambe e polmoni. Quella che aveva Michael Valgren, uno che il 19 giugno del 2022 aveva rischiato di dover rinunciare a fare ciò che gli piaceva, pedalare, oltre a fare ciò che gli riusciva bene e per il quale era pagato, fare il corridore. Quel giorno stava correndo l'ultima tappa della Route d’Occitanie, fu coinvolto in una caduta, riportò la frattura del bacino, la lussazione di un’anca e la rottura dei legamenti di un ginocchio e del menisco. C'era chi gli aveva presentato un futuro da ex corridore. Michael Valgren non ha voluto stare a sentire chi diceva questo. Si è rimesso in sella, ha faticato e sofferto a lungo, ha dovuto avere a che fare con più delusioni che gioie. Poi a marzo, a Mombaroccio, si era concesso la felicità assoluta di un ritorno alla vittoria. Oggi si è ripetuto facendo ciò che gli viene meglio oltre a pedalare: pedalare con la furbizia e l'intelligenza di chi lo sa fare bene.Michael Valgren ad Andalo è arrivato per primo, ha festeggiato il giorno del grande festival ciclistico del Giro d'Italia, ha messo il volto e la gioia sull'immagine finale di una tappa che ha reso onore alle 108 edizioni precedenti, a una storia ultrasecolare.