"E' poco coerente con il quadro delle evidenze fisiche" l'ipotesi della Procura di Pavia che l'assassino di Chiara Poggi, dopo essersi lavato le mani nel lavandino della cucina "sarebbe tornato verso il vano scale per verificare la posizione della vittima". E' uno dei punti nodali della consulenza di Armando Palmegiani, esperto della scena del crimine e consulente di Andrea Sempio, indagato dai pm pavesi per l'omicidio di Garlasco al posto di Alberto Stasi, l'allora fidanzato della 26enne e al momento il solo condannato in via definitiva a 16 anni di carcere.
Palmegiani, nella sua relazione tecnica di Bloodstain Pattern Analysis (Bpa), critica la ricostruzione emersa dagli atti depositati dai pubblici ministeri che lo scorso 7 maggio hanno chiuso le indagini nei confronti di Sempio e che si apprestano, salvo colpi di scena, a chiedere il suo rinvio a giudizio. Oltre al fatto che "l'impronta palmare n. 33" (...) "non possiede requisiti sufficienti di chiarezza" e quindi non è attribuibile, men che meno a Sempio, in coerenza con "le tracce macroscopiche e latenti rilevate", il consulente offre una sequenza molto diversa da quella dell'inchiesta. "L'aggressore, - scrive - uscito dal vano scale, si sarebbe diretto verso il bagno, posto frontalmente rispetto alla rampa, per verificare allo specchio la presenza di tracce sulla propria persona e procedere a una sommaria detersione". Lì avrebbe usato "un asciugamano per pulire le mani e, con ogni probabilità, per avvolgere l'arma, così da evitare ulteriori gocciolamenti durante gli spostamenti.







