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Una strana traccia nel sangue, forse l'impronta di una scarpa, lasciata sul primo gradino delle scale da dove il corpo di Chiara Poggi fu gettato, ma mai repertata. Nella villetta di Garlasco, quella mattina del 13 agosto 2007, c’erano più assassini a uccidere la 26enne. Ne è convinta la Procura di Pavia, che ha indagato Andrea Sempio per omicidio in concorso con altri. E che ora cerca i complici, mentre con l’uso delle nuove tecnologie 3D e l’intelligenza artificiale sta riscrivendo la dinamica del delitto. È per questa ragione che nei giorni scorsi i carabinieri del Nucleo Investivativo di Milano, comandato dal colonnello Antonio Coppola, sono entrati in casa Poggi, insieme al Ris di Cagliari e al Racis di Roma, per mappare con laser scanner ad alta precisione e con un drone gli ambienti, al fine di eseguire una nuova Bpa, lo studio delle macchie di sangue, per determinare le azioni degli assassini e la dinamica dei colpi inferti a Chiara, nonché il tipo di armi usate per il massacro.
Fascette, tamponi e l'impronta 10: dove si cerca la verità su Garlasco
Gli investigatori si sono concentrati maggiormente tra la zona del salone, dove la vittima è stata aggredita, e l’ingresso della cantina, dove il cadavere è stato gettato. Sono state effettuate misurazioni dettagliate tra il primo gradino e il muro delle scale dove è stata repertata l’impronta 33, che per gli inquirenti «è logico-fattuale» che «appartenga all’assassino». Impronta oggi ritenuta compatibile per 15 punti con la mano destra di Sempio, il quale, secondo l’accusa, si sarebbe appoggiato alla parete con forza, imprimendo orizzontalmente la sua manata, senza scendere le scale. E proprio sul primo gradino spunta ora una traccia, mai considerata nella relazione del Ris del 2007, poco più avanti dell’orma della scarpa a pallini considerata di Alberto Stasi, l’unico condannato per il delitto.








