In giapponese, "neco" o "neko" significa gatto. E nel paese del Sol Levante il felino domestico è diventato una vera e propria ossessione, tanto da far nascere quella che alcuni economisti e studi di settore hanno definito una vera e propria economia che gira intorno a tutto ciò che riguarda anche solo l'immagine dell'animale, oltre all'indotto del pet market.

Per il mercato del neko è stato trovato un neologismo che risponde al nome di "catnomics" pari a tre trilioni di yen giapponesi, ovvero quasi 20 miliardi di euro. A stimare questa cifra è stato il professore emerito dell'Università di Kansai, Katsuhiro Miyamoto, rendendola nota qualche tempo fa, ovvero i 2 febbraio che è la "Giornata del Gatto" in Giappone, poiché la data "2-2-2" in giapponese ha un suono simile a "nya nya nya" (equivalente a "miao miao miao"). La cifra indicata rispetto all'anno scorso è pari praticamente, come sottolineano i media locali, all'impatto economico delle Olimpiadi di Tokyo del 2020. Cos'è il fenomeno catnomics e come si manifesta Ma in cosa poi si manifesta il fenomeno del catnomics? Bene, non solo nei soldi che i giapponesi spendono quotidianamente per provvedere alla cura e all'alimentazione del gatto di casa, ma da una serie di iniziative, eventi e quotidiane realtà in cui il gatto è protagonista.