La crisi cubana raggiunge ogni giorno un nuovo acmè. Oggi, 27 maggio, è la volta della richiesta di aiuto da L’Avana all’Onu contro una possibile “aggressione militare” statunitense, più volte paventata da Trump. Il governo denuncia infatti il rischio di un "bagno di sangue" oltre all'aggravarsi della crisi umanitaria causata dal rafforzamento delle sanzioni statunitensi contro l'isola.Quella di Cuba, sotto embargo da inizio anno, non è più infatti “solo” una crisi energetica. Le riserve di carburante finite coincidono con una gravissima crisi umanitaria che lascia senza corrente per 22 ore al giorno, costringe allo stremo servizi, scuole e ospedali, e azzera turismo, trasporti, attività commerciali. La richiesta di aiuto è stata avanzata dal ministro degli Esteri Bruno Rodriguez durante un incontro a New York con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. L’occasione è stata una sessione del Consiglio di sicurezza dedicata alla difesa del diritto internazionale e del sistema multilaterale. Nel suo intervento al Consiglio, Rodriguez ha accusato Washington di portare avanti una politica di "assedio energetico" contro l'isola, definendola "equivalente a un blocco navale" e quindi a "un atto di guerra". Il blocco, ha sostenuto il ministro, costituisce una violazione del diritto internazionale e contribuisce all'aumento della mortalità infantile e il peggioramento delle cure per i bambini malati di cancro.Una chiusura diplomatica con Washington di fatto non è mai arrivata: L’Avana continua a tenere aperta la porta al dialogo bilaterale, purché non implichi ingerenze negli affari interni dell'isola. Nel frattempo, secondo quanto reso noto martedì 26 dal Diario de Cuba, Mosca e L’Avana avrebbero discusso il rafforzamento della cooperazione tecnico-militare durante il Forum internazionale sulla sicurezza inaugurato in Russia. Tra i temi al centro degli incontri, la cooperazione militare, i sistemi di difesa aerea e la lotta contro quello che Mosca definisce il "neocolonialismo occidentale".