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Cifa
Non solo i luoghi di lavoro tradizionali. Sicurezza e prevenzione dei rischi riguardano anche lo smart working, che con la legge 34 del 2026 entra a far parte della normativa generale sulla materia. È stato questo il focus dell’incontro che si è tenuto questa mattina a BolognaFiere nell’ambito della due giorni di "Ambiente Lavoro", congresso organizzato da Cifa Italia, Epar, Fonarcom, Sanarcom e Confsal. "Non dobbiamo più vedere la sicurezza come un mero adempimento normativo per evitare le sanzione, ma come un valore aggiunto per l’intera organizzazione", ha sottolineato il presidente di Cifa Italia Andrea Cafà. “Dal 7 aprile scorso, con la legge 34 del 2026, lo smart non è più una modalità organizzativa leggera, ma entra a tutti gli effetti a far parte del sistema sanzionatorio 81 del 2008 (il Testo unico sulla sicurezza del lavoro, ndr), ha spiegato l’avvocato giuslavorista Fabrizio Di Modica, che ha anche precisato come "il lavoro agile non sia solo il lavoro da casa, ma anche da spazi particolari come i co-working", o altro. "L'articolo 22 - ha sottolineato l'avvocato - sancisce l'obbligo in capo al datore di lavoro di garantire la tutela e la salute del lavoratore che opera in modalità agile". Per farlo è prevista "la consegna almeno annuale al lavoratore e ai rappresentanti di un'informativa scritta". La norma va oltre e prevede anche "misure sanzionatorie in caso di omissione". Così, prosegue Di Modica, "se prima l'obbligo di fornire l'informativa era spesso concepito come un'incombenza burocratica, oggi il sistema sanzionatorio è parte integrante della normativa". Un cambio di passo inevitabile, per il presidente Cafà, che ha detto: "Dai tempi del Covid ci siamo abituati a vedere lo smart working come una misura emergenziale, ma oggi lo scenario è molto cambiato” e la legge appena entrata in vigore prende atto di questa nuova realtà. Anche perché, ha sottolineato l’ispettore del lavoro Andrea Rapacciuolo, “il lavoro agile se gestito male può portare a isolamento, stress da lavoro e a danni per la persona oltre che per l’intera azienda”. Un'altra novità importante introdotta dalla nuova norma riguarda l'aspetto della cooperazione tra lavoratore agile e datore di lavoro. "I lavoratori devono essere responsabilizzati", ha affermato la sostituta procuratrice generale della Corte di cassazione Tiziana Orrù che con Rapacciuolo ha insistito sull'opportunità di "revocare lo smart working" se si riscontra un peggioramento della salute del lavoratore causate da cattive condizioni di lavoro. Condizioni che possono essere dovute all'ambiente circostante, alla temperatura esterna, alle caratteristiche ergonomiche della sedia utilizzato, e molto altro. "Momenti come questi sono importanti - ha aggiunto Andrea Cafà - e riteniamo che le aziende aderenti abbiano bisogno di questi suggerimenti". E ha concluso: "Il legislatore con questa nuova norma spinge gli imprenditori a migliorare l'organizzazione complessiva nell'ottica di una trasformazione culturale dell'impresa. Il nostro obiettivo è quello di dare una mano a creare aziende responsabili, sane e sostenibili, capaci di mettere al centro la persona".














