La vicenda di José Luis Zapatero (su cui bisogna attendere l'intero iter giudiziario, ma la frittata politica è già fatta) riconduce ai tanti abbagli della sinistra italiana, in eterna ricerca di un faro al di là delle Alpi, spesso anche oltre oceano, per attaccare la bandiera e dire facciamo come... Per carità di patria sorvoliamo sui miti pre caduta Muro di Berlino, perché allora la partita si chiuderebbe subito. Però su Stalin e Lenin si formavano correnti e si sono formate fino a tutti gli Anni Settanta e proprio Stalin è alla radice dei più gravi errori di valutazione del Pci.

Restiamo alla modernità. Zapatero, che dovrà spiegare perché aveva tanti gioielli in casa e altre cose dovrà chiarire il suo partito, ha rappresentato il rinvio circa quindici anni fa su cosa si doveva fare anche in Italia. La corsa di leader grandi e piccoli a dirci quanto era bella la Spagna dei diritti civili del compagno socialista. Poi nessuno ha mai fatto come Zapatero e lo stesso Zapatero è incappato, prima dei gioielli, in una torsione rigorista che ne ha decretato la fine politica. Nelle stesse ore, allora, non si può dimenticare la ola di Pier Luigi Bersani, novello segretario del Pd, per François Hollande. I pellegrinaggi a Parigi per accogliere la buona novella, 2012. Ma nemmeno un anno dopo non lui direttamente, ma un componente del governo francese fu coinvolto in uno scandalo: Jérôme Cahuzac, incaricato di guidare la lotta all'evasione fiscale, si dimise dopo aver ammesso di aver nascosto per circa vent'anni del denaro su conti bancari non dichiarati all'estero. Hollande fu associato nel sentire popolare a Lugi XVI, il monarca ghigliottinato dai francesi. Iniziò il suo crepuscolo e a differenza di quanto accade nel nostro paese, all'estero le sconfitte politiche si pagano davvero e i riflettori si spengono. Così accadde per Hollande, così era accaduto prima a Lionel Jospin, altro faro socialista, morto di recente.