Ho letto con attenzione la ventina di pagine della riforma Schillaci sulla medicina di base per grandi e per bambini che ha lo scopo di “promuovere un dibattitto democratico e trasparente sulla migliore definizione di una nuova regolamentazione che il governo ritiene necessaria per realizzare gli obiettivi stabiliti nel Pnrr e per impiegare le connesse risorse”. Credo sia un gol mancato avendo avuto il tempo, e forse l’esperienza per fare di più e meglio ad esempio avendo affrontato, e dimenticato da ogni punto di vista, l’esperienza drammatica del Covid.

Ma cerchiamo di andare per passaggi chiave. Prima del tiro in porta che probabilmente dovrà affrontare discussioni, se non voti di fiducia, per essere approvata.

Parto come giusto sia dalla scuola, o meglio dall’Università. Schillaci propone una nuova specializzazione in Medicina Generale di quattro anni (più sei di medicina). Non cambia nulla perché ora si può fare il medico di base con qualunque specialità o con il corso regionale di tre anni. Uniformato a tutti a dieci anni. Mentre credo che occorrerebbe proporre proprio una nuova facoltà di Medicina del Territorio di 5 anni indipendente. Tanti medici in più che per il periodo di passaggio convivranno con gli attuali medici di base ma, piano piano, li sostituiranno. Sapranno, quelli che si iscriveranno, che avranno carattere di dipendenza dal sistema sanitario in reparti di Medicina del Territorio a contatto con il mondo ospedaliero specialistico. Collega Schillaci, non le pare un discorso più chiaro e senza dipendenze da scelte politiche che cerchino di salvare capre e cavoli? Perché così parrebbe con le due offerte di tiro. Dice Schillaci che i medici di medicina generale potranno dopo sei mesi decidere, su base volontaria, se essere assunti con contratto di dipendenza. Così non imponiamo niente a nessuno, ciò che potremmo fare di statuto nella nuova facoltà raggiungendo in 5 anni una variazione totale del sistema invece che sperare in una scelta che difficilmente ci sarà in chi è abituato all’indipendenza assoluta. Ovviamente anche i medici del territorio che potremmo avere fra cinque anni pagherebbero la quota Enpam per non fare andare in sofferenza l’ente pensionistico.