Secondo l’esame, il decesso è stato causato da ferite con arma da punta e taglio ed è “compatibile con una dinamica anticonservativa”. La famiglia del 38enne però non crede all’Ipotesi suicidio e chiede approfondimenti di natura informatica, test del Dna sugli abiti e analisi delle tracce di sangue.
Andrea Costantini, 38 anni.
Le ferite rinvenute su corpo di Andrea Costantini sono compatibili con un gesto volontario, è questa la conclusione a cui è arrivata l’autopsia sulla salma del 38enne trovato senza vita il 15 settembre scorso nella cella frigorifera di un supermercato a Termoli dove lavorava come macellaio. Una conclusione in linea con le ipotesi della procura ma che viene giudicata non decisiva dalla famiglia dell’uomo che ha sempre rifiutato l'ipotesi del suicidio.
Secondo i parenti, l’esame post mortem non è stato esaustivo per limitazioni tecniche dovute al fatto che il cadavere è stato riesumato tempo dopo la sepoltura e inoltre va comunque confrontato con gli altri elementi dell’inchiesta a partire dall’analisi di natura informatica sui dispositivi del 38enne, dagli esami del Dna sugli abiti e sull'arma e dalle analisi delle tracce di sangue. Secondo la relazione del professor Cristian D'Ovidio, depositata nell'ambito dell'incidente probatorio disposto dopo la riesumazione della salma, il decesso è "compatibile con una dinamica anticonservativa" e la causa della morte di Andrea Costantini è da individuare in uno “shock emorragico da lesione penetrante a livello toracico interessante il tronco comune dell’arteria polmonare inferto con arma da punta e taglio”.








