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Il 25 maggio gli ultimi 14 pazienti dell’ospedale psichiatrico Colonia di Barbacena, in Brasile, sono stati trasferiti in altre strutture e il reparto ha chiuso definitivamente. Per anni l’ospedale è stato un simbolo delle violenze sulle persone che venivano internate nei manicomi, per via delle terribili condizioni a cui erano sottoposte: la sua chiusura è quindi un passaggio importante per il Brasile, nonostante la struttura fosse già molto cambiata da quella che fu per decenni.
Dalla sua apertura, nel 1903, decine di migliaia di persone sono transitate dall’ospedale (anche noto con il nome di Colonia). Alcuni avevano disturbi mentali diagnosticati, ma molti altri no. Com’è stato prassi per decenni in vari paesi del mondo, all’epoca in Brasile negli ospedali psichiatrici venivano portati facilmente anche bambini orfani, alcolisti, persone con disabilità, omosessuali, prostitute, dissidenti politici, madri single o persone nere.
All’ospedale Colonia le condizioni di vita erano disumane. Nel 1961 il fotografo brasiliano Luiz Alfredo lo visitò e realizzò un reportage per la rivista O Cruzeiro. Le fotografie mostrano persone ammassate in stanze vuote o cortili di cemento assolati e circondati da mura alte e spoglie. Alcune sono completamente nude, altre indossano biancheria intima o sottovesti logore. Molte non hanno i denti, per via della malnutrizione (nell’ospedale erano state abolite le posate e i pazienti mangiavano solo alimenti deglutibili senza masticare). Altri bevono dalle pozzanghere.







