Fin da piccola BigMama pensava che la cattiveria fosse normale. È l’incipit del suo libro ("BigMama. Cento occhi"): la cattiveria come qualcosa di ordinario, che si impara a riconoscere solo dopo, quando si hanno gli strumenti per dare un nome a ciò che da bambini si vive come inevitabile. Un racconto che si inserisce nel percorso della rapper — tra le voci più riconoscibili della nuova scena urban italiana e oggi anche figura centrale nel dibattito su bullismo, inclusione e body positivity — che negli ultimi anni ha trasformato la propria esperienza personale in testimonianza pubblica.All’anagrafe Marianna Mammone — ecco perché BigMama — è cresciuta in Campania e ha costruito la sua identità artistica partendo da una scrittura spesso autobiografica, in cui confluiscono temi come il bullismo, il rapporto con il corpo, il cyberbullismo e la difficoltà di accettazione. “Quando si vive una cosa da bambino - dice Big Mama partecipando agli Sky Inclusion Days, intervistata da Roberta Noè - si è convinti che quella sensazione sia giusta e normale. Ho subito bullismo da quando ero piccola e pensavo fosse normale provare un determinato tipo di distanza dalle tematiche sociali che vivevano i miei compagni. Pensavo fosse giusto essere il pagliaccio del gruppo, nascondermi quando eravamo in giro”.Ha iniziato a scrivere il libro quando pensava di essere in un momento di equilibrio. Poi, racconta, le cose cambiano. “Datevi il beneficio di stare male ogni tanto e di provare le vostre emozioni”, è il suo consiglio, rivolto ai più piccoli ma anche agli adulti.Diventare grandi in fretta, quando la cattiveria arriva anche da chi dovrebbe proteggere: gli adulti. “Quando ero piccola cercavo di essere notata nella mia sofferenza, ma mai in maniera così tanto visibile. Ogni tanto singhiozzavo un po’ più forte per far sì che mia mamma mi sentisse. Per lei era inconcepibile che una bambina potesse vivere così tanta tristezza perché lei non l’aveva vissuta. Così come mio padre. Oggi, se dovessi dare dei consigli a qualcuno, li darei a chi indossa la veste d’insegnante. Di qualsiasi cosa, dalla scuola allo sport. È importante notare quali siano i problemi dei bambini perché loro pensano che sia normalità. È giusto da adulto insegnare ai bambini che bisogna amare e non odiare”.Il tema del corpo attraversa tutto il suo racconto, fin dall’infanzia. Un rapporto complicato, segnato da giudizi interiorizzati e momenti di rabbia. “A volte l’odio si trasformava in rabbia verso me stessa, ma se gestita male può essere autodistruttiva - sottolinea -. Il rapporto con il cibo è sempre stato problematico per me, non è mai stato facile. Però anche quello, passo dopo passo, si può migliorare”.Un percorso che per BigMama non è lineare, ma fatto di alti e bassi, in cui la consapevolezza arriva nel tempo. “Spero di vedere il futuro nelle mani di chi può avere consapevolezza. Il mio futuro lo vedo bene nelle mani dei bambini. Questo è un mondo che soffre e non abbiamo più bisogno di odio”.
BigMama: "Quando ero piccola pensavo che la cattiveria fosse la normalità. Datevi il beneficio di stare male e di provare le vostre emozioni"
Bullismo, inclusione, body positivity: la rapper si racconta agli Sky Inclusion Days, in colloquio con Roberta Noè










