Erano in pochi ad ascoltare le parole di Fontana, che a 102 anni dall'omicidio di Matteotti ha ricordato l'importanza del discorso dell'onorevole, pronunciato nella stessa Aula il 30 maggio 1924, e che ebbe come conseguenza il suo omicidio. "Matteotti quel giorno non denunciò solo i brogli e i soprusi delle elezioni di aprile del 1924. Fece molto di più, smascherò a viso aperto il clima di intimidazioni, aggressioni e prevaricazioni condotte dal fascismo per soffocare ogni voce dissenziente". Secondo il presidente della Camera, Matteotti andrebbe ricordato anche per la sua capacità di interpretare - in anticipo rispetto a molti - quella che sarebbe stata una tragedia lunga vent'anni. "Fu tra i primi a comprendere con lucidità la grave minaccia che incombeva sulle istituzioni democratiche e sulle libertà civili e politiche. Individuò nello squadrismo il braccio armato di un regime spregiudicato, che impediva la libera espressione della sovranità popolare. E accusò apertamente il governo mussoliniano di fondare il proprio consenso sull'uso sistematico della violenza".Un esempio per tutti, oggi più che mai in un'epoca in cui la democrazia appare costantemente minacciata dalle derive autoritarie delle grandi potenze mondiali. "Il tragico epilogo di quella vicenda è scolpito a chiare lettere nella memoria collettiva del nostro Paese. La società democratica dei nostri giorni è figlia delle scelte coraggiose di chi ci ha preceduto. Riflettere su pagine così buie della nostra storia, a distanza di un secolo, non è un semplice esercizio commemorativo. È un richiamo a custodire quei valori inviolabili di giustizia, libertà e dignità umana che alimentano le radici della nostra convivenza civile", ha concluso Fontana.
Alla Camera uno scranno permanente in memoria di Matteotti, ma l'aula è semivuota
Ha introdotto la commemorazione il presidente Lorenzo Fontana: "Le sue parole risuonano ancora oggi come un accorato appello in difesa della libertà contro qual










