MONSELICE (PADOVA) - Seduto in quelle tribune dello stadio di Monselice, il 29 settembre 2024, Pietro Citton 82 anni, storico ultrà della Nuova Monselice insultava, con epiteti a sfondo razzista, il guardalinee di Monselice-Torre, valida per il girone C del campionato Promozione. Il motivo di quegli insulti? Il fatto che l'assistente arbitrale è nato in Costa D'Avorio. Ieri, Citton, a 82 anni, ha patteggiato 8 mesi di reclusione durante l'udienza predibattimentale davanti al giudice Vittoria Giorgi: era accusato dal pm Benedetto Roberti di minacce gravi, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, con l'aggravante di averlo fatto durante una manifestazione sportiva. Con lui, sul banco degli imputati, anche un altro sostenitore della squadra biancorossa, D.M., 68 anni, per il quale, invece, il giudice ha disposto una sentenza di non luogo a procedere, in sostanza un proscioglimento totale e nel merito, nonostante la procura avesse chiesto per entrambi di procedere con il dibattimento.

I fatti Durante il secondo tempo di Monselice-Torre, molti tifosi della squadra di casa avevano iniziato a prendersela con il guardalinee, Francis Amon Kouasso, 32enne ivoriano residente in provincia di Treviso e iscritto alla sezione trevigiana dell'Aia, l'associazione degli arbitri. Contro di lui e contro l'arbitro Luca Saverio Tomaselli erano volate offese, ingiurie e minacce, sfociate poi nel razzismo. Oltre al classico «ne....di m....», l'allora 80enne di Monselice avrebbe proseguito dicendo: «Dovevi morire, bisogna fare pulizia etnica e coparvi tutti in mare, delinquenti scappati dall'Africa. Una volta li ammazzavano e ora li accogliamo». Poi sarebbe passato alle minacce: «Vi ammazzo tutti e se ti becco fuori ti sparo. La tua razza deve morire». A lui si sarebbe unito anche un 68enne originario di Ferrara ma residente a Noventa Padovana, aggiungendo: «Stupido ne...», frase di cui ha spiegato ieri nella sua arringa l'avvocato Massimo Minuti il 68enne, allo stadio per assistere alla partita del figlio, si era scusato.Stadio proibito Le offese erano continuate anche dopo il termine della partita, mentre il malcapitato Kouassi si allontanava dagli spogliatoi per raggiungere la propria auto. Le testimonianze e i video acquisiti dagli agenti, insieme alla querela presentata dal guardalinee e a quello che c'era scritto sul referto arbitrale, hanno permesso di identificare i due responsabili. Entrambi erano già noti alle forze dell'ordine per precedenti atti di intemperanza in ambito sportivo, corredati da comportamenti violenti e discriminatori. La società Nuovo Monselice Calcio aveva condannato l'accaduto. Pochi giorni dopo era arrivato un daspo di 5 anni firmato dal questore di Padova Marco Odorisio.