Il 24 febbraio 2022 – o solo “il Ventiquattro”, come molti ucraini chiamano l’inizio dell’invasione russa, senza bisogno di aggiungere il mese e l’anno – lo scrittore Artem Chapeye aveva una via d’uscita. Non era stato richiamato nell’esercito: avrebbe potuto lasciare il paese, o raccontare la guerra da giornalista senza combatterla. Scelse invece di arruolarsi volontario, lui che aveva sempre creduto nel pacifismo e diffidato dei nazionalismi.

Esce oggi in libreria, pubblicato da Altrecose, La gente normale non va in giro armata. Il sottotitolo è Pensieri sul pacifismo, quando il tuo paese viene invaso: il libro parte da lì, dalla distanza – o dalla convivenza – tra le idee che Chapeye aveva prima della guerra e le decisioni che ha preso dopo l’invasione. Ed è anche un modo per leggere la guerra in Ucraina da una posizione rara: quella di uno scrittore pacifista che ha deciso di andare a combatterla, per difendere molto più del suo paese, spiega.

Artem Chapeye è ancora in servizio nell’esercito, dopo più di quattro anni dal Ventiquattro. Nell’ultimo capitolo, intitolato “Non si può dividere la gente in razze o categorie”, Chapeye torna su una domanda che gli viene fatta spesso.

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