Parigi fu liberata in undici giorni, anche se non “da sola”, come vorrebbe la vulgata alimentata da De Gaulle con il suo celebre discorso all’Hotel de Ville, nell’agosto del 1944. Jannik Sinner avrà in dote due settimane per cercare di conquistare il Roland Garros, ultimo trofeo che manca al ragazzo di montagna dai riccioli rossi per agguantare il Career Grand Slam ed entrare, dalla porta principale, in un ristretto gruppo di intoccabili che hanno ridisegnato la storia di questo sport.

L’operazione Parigi, obiettivo dichiarato della stagione 2026, ha preso il via ieri sera, con l’esordio sul campo centrale contro il francese Clement Tabur, entrato in tabellone grazie a una wild card degli organizzatori. Chissà se una volta conosciuto il sorteggio il ventiseienne nato a Reims, nello Champagne, si sia disperato, consapevole di trovarsi di fronte a un ostacolo insormontabile, o abbia avuto un sussulto di gioia, considerata la rara occasione di giocare in prima serata sul Philippe-Chatrier contro il numero uno del mondo.

Ci ha provato Tabur, come hanno fatto tanti altri prima di lui, ma viene da pensare che non ci abbia mai veramente creduto. Una distanza siderale divideva i due giocatori in campo. È finita come (quasi) sempre in questi ultimi quattro mesi: tre set a zero in poco più di due ore di una partita con poca storia, se si eccettua, a voler essere particolarmente pignoli, un paio di combattuti game nel terzo set. Un buon allenamento, verrebbe dire, e trentesima vittoria consecutiva da consegnare ai posteri. Alla gloria mancano solo sei partite.