L'Ue deve «fare meno e meglio», smettere di essere «un gigante burocratico». Deve garantire all'Italia sugli investimenti per l'energia la stessa flessibilità prevista per le spese militari, perché "la difesa è libertà, ma oggi dobbiamo difendere famiglie e imprese" dagli effetti della crisi iraniana. Giorgia Meloni parla all'assemblea di Confindustria, a Roma, ma i suoi affondi sono rivolti a Bruxelles, che a giorni - forse il 3 giugno - replicherà alla sua lettera inviata a Ursula von der Leyen. Mentre alle imprese propone «di avviare subito un cantiere comune per arrivare ad una riforma comune della burocrazia in Italia», esortando i loro dirigenti a «non avere paura»: «Siate coraggiosi e vi prometto che farò lo stesso».
La premier parla dal palco per 36 minuti, e non suonano casuali alcuni passaggi all'indomani della tornata delle amministrative con cui il centrodestra conta di aver ammortizzato definitivamente la debacle referendaria. Il suo governo, assicura, non ha perso la rotta, «c'è e non intende indietreggiare di un solo millimetro». La platea è di quelle amiche, anche se non sono mancati confronti in questi anni, «senza pregiudizi, senza sconti, con franchezza», ricorda Meloni, ringraziando il presidente Emanuele Orsini «per aver riconosciuto gli sforzi fatti dal governo per rimettere al centro il lavoro, l'impresa, la produzione». Un anno fa davanti all'assemblea degli industriali i temi principali erano più o meno gli stessi: i prezzi dell'energia, con l'annuncio di tolleranza zero sulle speculazioni, e l'Europa, che Meloni esortava a rimuovere i dazi interni autoimposti.










