È uno dei rari casi in cui un aumento di feriti rappresenta, tra qualche «se» e «ma», un fattore positivo. La stagione invernale dello sci si è chiusa con un record di sciatori soccorsi dai Centri traumatologici: +45,4%. Si è passati dai 4.740 accessi dell’anno scorso ai 6.891 di quest’anno, una pletora di gambe e braccia rotte, caviglie gonfie, clavicole lussate e così via. L’Usl sottolinea il dato in termini positivi e il motivo è semplice: tutti quei feriti avrebbero portato al collasso il Pronto soccorso del Parini, mentre gli interventi di ortopedici e infermieri nei 6 Centri traumatologici della regione hanno permesso di salvaguardare l’unico presidio ospedaliero della Valle d’Aosta dall’assalto turistico invernale. Il cordone ha funzionato, insomma, perché di quei 6.891 feriti soltanto 325 (meno del 5%) sono stati dirottati al Parini. «Questo risultato è il frutto di un’importante attività di pianificazione strategica - spiega il direttore sanitario Usl, Mauro Occhi -. Ridurre la pressione sull’unico Pronto soccorso regionale e sui mezzi di emergenza è un obiettivo fondamentale per una regione turistica come la Valle d’Aosta». «I risultati registrati in questa stagione invernale confermano il valore strategico dei Centri traumatologici - ha detto Carlo Marzi, assessore alla Sanità -. L’attenzione alla medicina territoriale passa anche attraverso gli investimenti rivolti a queste strutture che rappresentano il punto di contatto tra la vocazione di accoglienza turistica della nostra Valle e la sanità». L’Usl da tempo lavora nella direzione di adattare «a fisarmonica» le risorse disponibili per evitare impatti devastanti sulla sanità locale nei periodi di massimo afflusso turistico, quando cioè la popolazione valdostana aumenta fino a 8 volte. Sul fronte dello sci, la gestione dei Centri traumatologici ha dato i risultati sperati e l’adeguamento delle tariffe dei sanitari (ai medici 800 euro al giorno nei superfestivi e 600 negli altri giorni, alloggio compreso) ha migliorato l’organizzazione: i turni sono rimasti scoperti soltanto in 3 delle 769 giornate di apertura, impiegando un totale di 71 medici e 8 infermieri. Ma come funzionano gli interventi di soccorso? Lo spiega Fabrizio Mastroianni, infermiere impegnato nell’organizzazione dei Centri traumatologici: «Il pisteur, che ha una formazione sanitaria, interviene su una richiesta di soccorso e valuta la situazione. Se ci sono sospetti traumi cranici, alla colonna o al torace il paziente viene dirottato all’ospedale e se ci sono le condizioni meteo si interviene spesso direttamente con l’elicottero. In caso di traumi agli arti invece il paziente è trasferito al Centro traumatologico, dove trova ortopedici e infermieri che fanno ulteriori valutazioni e intervengono». Alessandra Benzo, funzionario degli Affari generali e legali dell’Usl, segue il reclutamento del personale: «Ogni anno facciamo un avviso pubblico, arrivano molte domande di infermieri, facciamo i colloqui e li selezioniamo. Per i medici invece verso fine settembre inviamo richieste alle Asl di Piemonte e Liguria, cioè le regioni limitrofe, e quindi stipuliamo convenzioni. Ci sono medici che vengono da noi da anni e ci dicono di essersi ormai affezionati ai luoghi, si sentono a casa. Riusciamo così a fornire un servizio di eccellenza». Le prestazioni nei Centri traumatologici sono di tipo privatistico, cioè si pagano, ma l’assicurazione legata allo skipass (la «snow care» da 3,50 euro) copre tutto, sia il trasporto dalla pista al Centro traumatologico (che costerebbe 200 euro) sia ogni intervento medico. Se uno non è assicurato né vuole pagare, aspetta l’ambulanza e va al Parini, ma con un osso rotto o una spalla lussata non è sempre l’opzione migliore.
Boom di incidenti sulle piste: +45% di interventi. Così i centri traumatologici “salvano” il Parini
Record di soccorsi nei 6 ambulatori della Valle d’Aosta. Ma dei 6.891 pazienti solo 325 hanno dovuto raggiungere l’ospedale







